Benedetta Falugi | Intervista

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Benedetta Falugi | Intervista

Sono davvero contenta di presentarvi la protagonista dell’intervista di oggi.

Lo scorso ottobre ho avuto modo di vedere una sua mostra in esposizione all’interno del Perugia Social Photo Fest ed è stato amore a prima vista.

Lei si chiama Benedetta Falugi e le sue fotografie sono pervase dalla leggerezza delle composizioni ordinate ed equilibrate. Ogni cosa al posto giusto, colori decisi, ma mai troppo.

Come il pittore può dipingere la realtà esattamente come lui la “vede”, così Benedetta realizza delle fotografie che sono dei piccoli dipinti.

Prima di lasciarvi alla lettura di quello che Benedetta ci ha raccontato, vi segnalo i suoi link dove potete scoprire tutti i suoi meravigliosi lavori e dove potete acquistare le sue stampe.

SITO   ♦   FLICKR   ♦    VOGUE   ♦   ARTFINDER (stampe)   ♦   ART&COMMERCE (foto per l’editoria)

Presentati:

sono Benedetta, vivo a Follonica (gr) e faccio la fotografa.

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Ho cominciato quasi per caso, circa 6 anni fa, dovevo fotografare dei mobili da vendere on line e ho comprato la prima macchina fotografica, ho cominciato a portarla con me nelle mie lunghe passeggiate e come dire? Mi si è “aperto un mondo”..da allora ho fatto diversi corsi e workshop, il più importante, per diversi motivi, è stato sicuramente quello all’Istituto Marangoni di Firenze, un workshop di fotogiornalismo con i ragazzi di Terraproject.

Come descriveresti il tuo stile fotografico?

Spesso mi sono sentita dire che ho uno stile molto riconoscibile, forse c’entra anche il fatto che per i miei lavori uso quasi esclusivamente l’analogico, ma non saprei dirti, a me viene tutto molto naturale, quindi lo definirei uno stile spontaneo e istintivo e non ritocco i miei scatti se non molto leggermente.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Al volo: il mare, leggere, fare l’amore.

Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti fotografici e di raccontarci come è nata l’idea e qual è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione? Scegli pure tu quale…

Posso parlarti di un progetto tutt’ora in corso che ho chiamato “From river to sea”.
Si trova vicino ad una centrale elettrica, lungo un fiume che sfocia in mare ci sono tutte queste casette di legno di pescatori è un posto per me un po’ magico, già lo frequentavo da piccola perché andavo spesso con mio papà (che ora non c’è più) a far correre i cani o a fargli il bagno.

Era uno dei rari momenti in cui stavo da sola con lui quindi me lo ricordo con molto affetto.

Ci sono tornata spesso da qualche anno a questa parte con un mio amico fotografo, ogni volta che volevamo fare qualche scatto insieme finivamo sempre lì, in seguito ho continuato a tornarci da sola, durante le varie stagioni, c’è sempre una luce molto bella, non è mai troppo frequentato e anche d’estate c’è un turismo un po’ sui generis: vedi queste roulotte o camper sotto le torri della centrale…”omini” che si pescano la cena, tutta gente semplice e alla buona, cani che scorrazzano, non so dirti perché mi piace tanto….ma è così.

Ho deciso di fotografare questo posto d’istinto, come quasi tutte le cose che faccio, soprattutto le casette di legno e la centrale, ho scattato a tutte le ore ma poi ho scelto quelle del tramonto, che hanno una luce più bella ed omogenea, più avanti vorrei fotografare anche la gente che abita lì, l’interno delle case se posso, lo spero.

Non puoi fare a meno di scattare una fotografia quando…

c’è quel cielo che mi piace.

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Sinceramente non ho un sogno nel cassetto ora come ora però mi piacerebbe essere ingaggiata per uno shooting di moda, una cosa che non ho mai fatto ma che comincia ad attirarmi….chissà.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Certo! Eccola:

Sigur Ros – Svefn-g-englar

Un ringraziamento speciale a Benedetta per averci raccontato qualcosa di sè…

Per seguirla:

SITO   ♦   FLICKR   ♦    VOGUE   ♦   ARTFINDER (stampe)   ♦   ART&COMMERCE (foto per l’editoria)

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