Daniele Pilenga | Intervista

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Daniele Pilenga | Intervista

Quando si dice “scrivere con la luce”.

Ecco. Daniele Pilenga, “I’m from Caravaggio” per gli amici di Flickr, riesce nei suoi scatti non soltanto ad avere un controllo di tipo tecnico sul fattore “luce”, ma sembra quasi riesca a metterla al posto giusto nella composizione per disegnare ciò che ha in mente. Ed uso il termine “disegnare” perchè osservando diverse delle sue fotografie ho avuto davvero l’impressione di trovarmi davanti ad un dipinto.

Non è stato semplice selezionare solo alcune delle sue fotografie da mostrarvi qui oggi, cercando di creare un risultato che fosse rappresentativo dell’insieme. Vi invito per questo a visitare l’intero portfolio di Daniele cliccando qui e anche a farvi un giro sul suo blog per avere un’idea completa di quello che è il suo modo di interpretare la fotografia.

Ma prima leggete che belle cose ci ha raccontato il nostro ospite di oggi…

Presentati:

Daniele da Caravaggio, da quasi una trentina d’anni utente della bassa bergamasca.


La fotografia nella tua vita: come e perchè?
Senza enfatizzare troppo, il primo ricordo fotografico che ho è una Olympus TRIP Junior, regalo per la prima Comunione, e la vacanza sui colli senesi dell’estate successiva. Pensavo che fotografare le persone fosse inutile, preferivo le forme del paesaggio, le case isolate, i muri che perdevano il colore.
Non mi sono poi mosso molto da lì.

Cos’è che più ti affascina dell’arte fotografica?

La democraticità, nel fare e mostrare. Questa facilità di partenza penso sia anche la cosa più difficile da superare, per non cadere nella banalità, ciò che mi affascina è come ogni tanto qualche immagine diventa  diversa tra altre .

Penso alla fotografia come traccia, che ha la possibilità di fermare qualcosa, e dopo il click lascia la leggerezza che se anche il soggetto passa, cambia o svanisce, tu hai contribuito a fissarne una possibile forma. Ma forse tutto questo non fa che dare ragione a Baudelaire!

Descrivici il tuo “parco macchine”

Non ho mai dato particolare importanza allo strumento, che deve servire solo a tramutare in concreto un modo di vedere che esiste già senza la macchina. Certo, a seconda dell’approccio ci sono macchine più o meno affini.

In questa ottica preferisco l’analogico, che costringe ad essere più determinati e meno logorroici. Io uso una Nikon F60, una Zenit 12xp e una Ricoh 500 G.

 Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

La liquirizia, i capelli rossi, l’odore dell’asfalto bagnato dalla pioggia estiva.

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Cerco di non dire mai bugie. Preferisco porre domande visive. Certo, ogni foto nasce da un mio modo di analizzare le cose, ma apprezzo molto anche le possibili interpretazioni che chi le guarda trova. Mi piace evidenziare elementi formali ai quali aggrapparmi, con un metodo silenzioso e stratificato di rimandi. Quando ci riesco faccio un passo indietro. Sono convinto che una vera immagine si sappia difendere da sola, senza troppe parole intorno.

Stai lavorando a qualche progetto in particolare in questo  momento, o hai in mente qualcosa per il futuro?

Diciamo che lavorando solo per esigenza personale,  è sempre un unico ampio progetto in divenire. Però mi piacerebbe anche fare qualche collaborazione, quindi, se qualcuno ha voglia e qualche buona idea, si faccia pure avanti!

Segui i lavori di qualche fotografo in particolare come fonte di ispirazione?

Molti. Vivi, morti, già nei cataloghi o sconosciuti.  Mi interessano i fotografi che sanno trasformare la normalità della visione in un piccolo momento diverso, quelli  che tengono le linee verticali parallele ai lati corti del rettangolo, quelli nelle cui immagini l’egoismo umano non si mangia tutto lo spazio e ci si può sentire come ospiti che non danno fastidio.

Una vera lista sarebbe da aggiornare quotidianamente.

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia? 

Una macchina fotografica invisibile!

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Bonnie “Prince” Billy – Time to be clear

Grazie mille a Daniele per averci raccontato qualcosa di sè.

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Daniele Pilenga | Intervista ultima modifica: 2012-05-30T08:43:51+00:00 da Gianna
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