Riccardo Ruspi | Intervista

Riccardo Ruspi

Riccardo Ruspi | Intervista

Le melodie, le parole, i messaggi e le atmosfere che i musicisti creano e presentano sul palco al loro pubblico sono gli elementi essenziali del mondo della musica. Ma altrettanto importante, in passato come oggi, è l’ Immagine stessa che si crea per ogni gruppo, o cantante che sia.

Questa immagine, per essere identificata, trasmessa e conservata nel tempo ha bisogno di essere catturata nella sua essenza e nonostante i video musicali abbiano acquistato sempre più importanza e rilievo nel mercato della musica, credo che il mezzo più incisivo e potente sia sempre stato, e mi auguro continuerà ad essere così, la fotografia.

Il protagonista dell’intervista di oggi, Riccardo Ruspi, fa proprio questo: lui ci racconta con le sue fotografie quello che succede prima e dopo un live, mostrandoci la vita dei musicisti anche quando sono al di là del palco.

Di seguito trovate una piccola selezione dei suoi scatti, ma potete trovarne molti altri visitando il suo sito www.riccardoruspi.it o il suo album su Flickr.

Ma prima leggete quello che ci ha raccontato…

Iniziamo con le presentazioni di rito…

mi chiamo Riccardo, ho trent’anni suonati e per mantenermi giovane lavoro all’Informagiovani di Gubbio, la mia città e la mia base di partenza per missioni fotografiche in giro per il centro Italia.

The Zen Circus ©Riccardo Ruspi

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

C’è sempre stata una pulce nell’orecchio a suggerirmi di tenere la macchinetta in mano, ma solo dopo un corso con il gruppo Eidos (oggi non esiste più, ma comprendeva insegnanti e studenti fantastici, alcuni diventati dei professionisti) ho capito che potevo superare gli scatti delle gite di scuola.

Due anni di rodaggio e poi dal 2010 ho iniziato a fare – relativamente – sul serio.

Cos’è che più ti affascina dell’arte fotografica?

Semplicemente il poter raccontare un momento che non tornerà più, in maniera unica, irripetibile e personale. Difficile rispondere diversamente!

Dente ©Riccardo Ruspi

Una buona parte dei tuoi lavori riguarda la fotografia musicale. La tua è stata una scelta di tipo lavorativo o è nata da una tua passione per la musica?

Ascoltare musica è la costante di ogni mia giornata, vedere concerti è la costante del mio tempo libero fuori di casa: una volta intrapresa la strada della fotografia la scelta è venuta quasi naturale. Nell’ultimo periodo sono spuntati alcuni progetti lavorativi, ma la passione rimane la parte essenziale di tutto.

Il Pan del diavolo ©Riccardo Ruspi

Soundcheck, prove, concerto, backstage… immagino che non sia sempre facile seguire i musicisti in tutti questi momenti.  Ci racconti un episodio che ti ricordi con piacere legato ad uno dei tuoi live report?

I musicisti ormai si trovano perennemente in tour, e quasi tutti i giorni si ritrovano macchinette fotografiche e telecamere sotto palco, al soundcheck, nel backstage: non è raro incontrare artisti un po’ stanchi di questo meccanismo, e onestamente non mi viene di dargli torto.Proprio in questo riesco a trovare una sorta di sfida: riuscire a raccontare i musicisti come artisti (sul palco) e come persone (sotto al palco) tentando di essere il più invisibile possibile, rispettando lo spazio e il tempo di cui hanno bisogno.

Per questo ricordo con tanto piacere la sera di backstage con Bugo, una delle prime di un certo livello: io stavo in silenzio, quasi mi vergognavo, e fu lui a cercarmi, facendomi domande e mettendosi in posa! Prese anche la macchinetta, per fare “l’artista che fotografa il fotografo”… ma i risultati non furono eccezionali.

Quel giorno capii che mi sarei potuto divertire. 

Bugo ©Riccardo Ruspi

Sono già molti i musicisti che hai immortalato, alcuni tra i più popolari della scena indie italiana attuale. In questo lavoro il rapporto personale che si crea tra fotografo e artista credo sia fondamentale: con chi sei riuscito a lavorare meglio e con chi meno?
E’ difficile instaurare un rapporto di fiducia in un pomeriggio. Un musicista può essere timido, svegliarsi con un pessimo umore, essere stanco, o semplicemente può essere una persona a cui serve tempo per dare confidenza. Mettiamoci pure i filtri che le agenzie mettono appositamente per tutelare gli artisti, e quindi ufficio stampa, tour manager, e loro relative lune variabili! Difficile dare dei giudizi.
Ho lavorato con molta serenità con i Fast Animals and Slow Kids (ma gioco in casa), Bugo, Bud Spencer Blues Explosion, Calibro 35. Mi son dovuto sudare di più il servizio con gli Zen Circus, i Subsonica e Le luci della centrale elettrica (Vasco Brondi non ama molto l’obiettivo).

Le luci della centrale elettrica ©Riccardo Ruspi

Stai lavorando a qualche progetto in particolare in questo  momento, o hai in mente qualcosa per il futuro?
La cosa più imminente in programma sarà un workshop di fotografia live all’interno del Riverock festival a Perugia il 29 giugno, che terrò in collaborazione con Suona Visioni (cliccando qui trovate tutte le info per partecipare!).

Poi per tutta l’estate salterò da un festival all’altro per portare a casa qualche report live, in attesa di qualche giorno di ferie e della ripartenza della stagione invernale.

Maria Antonietta ©Riccardo Ruspi

Fast Animals and Slow Kids ©Riccardo Ruspi

Senza pensarci troppo: ci dici tre cose che ti piacciono?

Ascoltare musica affacciato alla finestra, il rumore della pioggia sul tetto e mangiare nespole!

Bud Spencer Blues Explosion ©Riccardo Ruspi

Segui i lavori di qualche fotografo in particolare come fonte di ispirazione?

Di fotografi da seguire ce ne sono tantissimi, e grazie al web mi dedico ad una sorta di bulimia fotografica: tutti hanno qualcosa da insegnarmi.

Nell’ambito musicale i punti di riferimento sono Simone Cecchetti e Guido Harari tra gli italiani, Linda McCartney, Anton Corbijn e Kevin Cummins tra gli stranieri. Ma ristudiare periodicamente Bresson e Avedon, Doisneau e Mulas, non fa mai male.

Calibro 35 ©Riccardo Ruspi

Brunori Sas ©Riccardo Ruspi

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia?

Mi piacerebbe fare un report completo di un tour, viaggiando con il gruppo nel loro stesso furgone, come si faceva anni fa. Dal punto di vista tecnico sono molto indisciplinato e pigro, raramente mi metto a studiare e a sperimentare.

Mi piacerebbe ripartire da zero, riprendendo seriamente in mano un’analogica e scoprendone tutti i segreti, dallo scatto alla stampa. Prima o poi troverò il modo di farlo.

Giorgio Canali ©Riccardo Ruspi

Marlene Kuntz ©Riccardo Ruspi

Teatro degli Orrori ©Riccardo Ruspi

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Saluti da Saturno – Valdazze

Un grazie a Riccardo per il suo tempo e la disponibilità!

Sito  –  Flickr  –  Workshop 

Riccardo Ruspi | Intervista ultima modifica: 2012-06-22T10:34:16+00:00 da Gianna
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