Costanza Gianquinto | Intervista

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Costanza Gianquinto | Intervista

Rieccoci qui, pronti con una nuova intervista fotografica.

Fate una pausa da qualsiasi cosa stiate facendo e concedetevi qualche minuto per conoscere la nostra ospite di oggi e soprattutto per vedere quello di cui è capace!

Costanza Gianquinto nelle sue fotografie riesce a creare delle immagini quasi surreali, una “realtà distorta”, il ricordo offuscato di un sogno dopo il risveglio.

Atmosfere che stimolano l’immaginazione e portano la mente a perdersi in mille pensieri.

Di seguito trovate solo alcuni dei suoi lavori, ma potete trovare molti altri visitando il suo profilo su Behance o anche il suo album su Flickr .

Prima però leggete quello che ci ha racontato!

Presentati…

Mi chiamo Costanza, ho ventiquattro anni e sono nata in un’isola incantata e maledetta, Venezia. Da due anni e mezzo vivo a Milano dove ho cominciato e concluso il biennio all’Istituto Italiano di Fotografia.

La fotografia nella tua vita: come e perchè? 

“La fotografia nella mia vita” Pensandoci su, è sempre stata una costante. Ho sempre amato guardare i vecchi album fotografici di mia madre. Era uno di quei passatempi di quando hai la febbre alta e non hai nulla da fare se non riscoprire nuove emozioni. E che emozioni!
Essendo una nostalgica provavo un certo piacere a sentire le lacrime scorrermi sul viso. Non ricordo esattamente quando ho cominciato a fotografare, probabilmente verso i dodici anni. La vera passione è scoccata negli States, tre anni fa, lungo i deserti del Texas, verso ampie vedute e nulla intorno a me.

Descrivici il tuo “parco macchine” 

Attualmente fotografo con Leica m6, ultimo regalo di mio padre. Dal nonno materno ho ereditato parecchie macchine fotografiche: Canon Ftb, Minox EL 35mm, Olympus XA-2, Olympus mju II e svariate Polaroid 600.

La mia prima digitale compatta è stata una Leica D-LUX e successivamente son passata a Canon g10.

La Pentax analogica di mamma è stata utile per imparare, e la Pentax Km la prima reflex digitale comprata con i miei soldini. Ed infine, nell’armadio, la dimenticata Canon 50d. Ah dimenticavo! Le tenere Diana f (sia 120 che 35) e la dolce scatoletta, Sardina.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Gli alberi, la musica e le vecchie cornici.

Nel tuo portfolio ho trovato progetti fotografici molto particolari e ben realizzati. Ti andrebbe disceglierne uno e di raccontarci come è nata l’idea e qual è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione? Scegli pure tu quale… 

Per motivi non ovvi, preferisco sempre gli ultimissimi progetti. Perciò parlerei di “Flores putares nare per liquidum aethera” (“Le avresti giudicate fiori ondeggianti per il liquido etere”). Sono immagini nate dopo la lettura del racconto “L’isola della fata” di Edgar Allan Poe, in un pomeriggio d’agosto di quest’estate. Adoro leggere, sottolineare, rileggere, immaginare.

E’ un processo automatico il mio. La progettazione sta nel trovare i soggetti, poi il resto vien da sé. Ma sopratutto, è quando ho in mano i negativi che incomincio a giocare. La frenesia di vedere oltre a ciò che c’è già. E’ come se fossi capace di tingere il cielo in silenzio, di deciderne lo stato d’animo. La fotografia va oltre il semplice click.

(oddio qualcuno mi avrà capito?)

“Flores putares nare per liquidum aethera” 

” Le avresti giudicate fiori ondeggianti per il liquido etere .. “

Segui i lavori di qualche fotografo in particolare come fonte di ispirazione?

Adoro Sara Moon, Deborah Turbeville, Wendy Bevan, Francesca WoodmanDiana Arbus, Nan Goldin. Attualmente seguo moltissimi giovani fotografi su flickr. Ma i nomi preferisco tenerli nascosti, ah ah ah!

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia? 

Ho in mente tante idee, tante sperimentazioni. Vorrei essere più intraprendente e meno pigra. Ma vi assicuro che farò molto, ho solo bisogno di ordinare la mia testolina.

Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande in ambito professionale? 

Il mio desiderio più grande? Mente e corpo liberi in picchiata.. senza scalini ed intoppi. Ho paura di entrare nella gabbia dei leoni, in caso poi, voglio essere salvata.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Uh! ma certo.

MS MR – Hurricane

Un ringraziamento a Costanza per averci raccontato qualcosa di sè!

Behance – Flickr 

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