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Carola Ducoli | Fotografia

Introspettiva, emozionale e delicata.

Sono queste le prime tre parole che userei per descrivere la fotografia di Carola Ducoli, la nostra ospite di oggi.

I suoi scatti rivelano senza alcun dubbio una tecnica d’esecuzione pulita e consapevole da parte dell’autrice che, come lei stessa ci ha raccontato, riesce attraverso l’uso della fotografia a soddisfare l’esigenza di esternare le proprie emozioni più  intime.

Per scoprire tutti i lavori di Carola potete visitare il suo sitoOppure potete seguirla tramite il suo profilo Flickr o Behance.

Vi segnalo poi la partecipazione di Carola al Leica Talent: per vedere e votare il suo progetto vi basterà cliccare qui!

Infine, per chi fosse in zona Milano dal 6 al 19 dicembre, vi consiglio di visitare la mostra fotografica “Gli arcobaleni di altri mondi”, un’esposizione in cui troverete, tra le altre, le fotografie di Carola e anche quelle di Costanza Gianquinto, già nostra ospite in questa intervista.

Ora però, leggete quello che Carola ci ha raccontato…

Presentati:

Mi chiamo Carola, ho ventidue anni e sono nata e cresciuta in Liguria, a Sestri Levante, mite paese della riviera a ridosso del mare. Vivo a Milano da ormai tre anni, luogo dove ho potuto delineare, sperimentare e dedicarmi interamente alla fotografia, passione e canale di sfogo che più mi appartiene e che più mi appaga.

Terminati gli studi presso l’Istituto Italiano di Fotografia e terminati due mesi come fotografa di cronaca, attualmente lavoro da Spazio81, laboratorio professionale di stampa fine-art, dedicandomi nel tempo libero alle mie ricerche ed hai miei progetti.

©Carola Ducoli

La fotografia nella tua vita: come e perchè? 

La fotografia trovo mi sia sempre stata vicino; dal principio in modo marginale, per poi prendere il totale possesso del mio inconscio. Fin da piccina non potevo vivere senza un usa e getta che testimoniasse gli avvenimenti a me cari nello scorrere del tempo, amavo attendere lo sviluppo, vedere stupita le immagini e sistemarle a mio piacimento nei miei album ricchi di parole, disegni e scarabocchi, testimoni di quella fetta di vita che avrei sempre voluto ricordare.

La passione per l’espressione artistica e l’esigenza fisica e mentale per essa, mi portò a diplomarmi in Arte Applicata – decorazione pittorica e scenografica, anni di crescita in cui la fotografia passò in parallelo ed in fusione con la pittura, la storia dell’arte, la decorazione e gli studi della danza, arte che mi accompagnò per quattordici anni; per poi diventare il mio principale canale interiore verso l’esterno, ancora oggi spesso contaminato dalle altre forme artistiche a me vicine.

©Carola Ducoli

Descrivici il tuo “parco macchine” 

Sono amante e discepola dell’analogico, tutto è nato dalla mia Yaschica Fx3 35 mm regalatami da mio padre, macchina fotografica che mi ha osservato dalla nascita e che oggi vive con me quasi costantemente. Amo la mia Mamiya 645 super medio formato, la tenera cicciottella Balda Baldessa 35 mm, le mie svariate Polaroid tra cui spicca la Spectra Image Pro, le dolci Lomo Sardina e Lomo Diana F+ e parlando di digitale la mia Nikon D700 oltre alla moltitudine di vecchie macchine meccaniche a soffietto e non, che amo collezionare e testare nei periodi di calma e tranquillità.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Il mare, i rumori del bosco, nuotare sott’acqua fino al limite dell’apnea.

Ho notato che molti dei tuoi progetti fotografici sono accompagnati da parole, frasi, poesie. Usi la fotografia per esternare quello che hai dentro, o è un procedimento inverso in cui sono le tue stesse fotografie a suscitarti questi pensieri?

Vivo la fotografia come terapia, credo nella funzione curativa che l’arte e l’espressione di ogni tipologia riesca a penetrare nell’animo di chi la genera, esternando con o senza filtri tutto ciò che proviene dalle viscere, dalle corde più nascoste.

Amo leggere e amo scrivere, trovo che la scrittura riesca a farti arrivare a livelli di consapevolezza maggiori, perchè ti permette di analizzare il tutto da un punto di vista più attento e dettagliato, rivela ciò che la sola parola non riesce a rivelare. Sicuramente uso la fotografia per esternare quello che ho dentro e sicuramente sono le fotografie a suscitarmi determinati pensieri, direi entrambe le cose, dipende dalla natura dell’essere di ogni progetto, di certo è tutto materiale che arriva dall’interiore e non viceversa, è un’esigenza mentale, anche per fuggire da me stessa, un’evasione e un’immersione nel sé.

Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti e di raccontarci come è nata l’idea e qual è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione? Scegli pure tu quale… 

Come spesso accade si propende ad amare di più gli ultimi progetti realizzati, perchè più vicini ad emozioni provate di recente, quindi sceglierei “Trovarti in tua assenza”.

L’idea nasce da una sensazione spesso provata negli ultimi anni, da quando ti allontani dal nido per andare alla ricerca del luogo dove piantare le proprie radici.

Il progetto racconta quella sensazione di sostegno, protezione e comprensione che le persone amate riescono a trasmetterti, lontane e assenti a livello geografico e quotidiano, ma sempre vicine nel cuore, nella mente e nel corpo; quella sensazione che ti permette di rialzarti o di non cadere nei periodi più duri o quando la paura prende il sopravvento.

Gli scatti sono stati realizzati in studio con un banco ottico 10×12 con diapositiva piana 10×12 Fuji Provia 100F, sfruttando uno spotlight a luce continua come luce principale ed un quarzo a luce continua di schiarita sullo sfondo come luce secondaria. Il tutto assieme alla collaborazione del mio compagno e di una delle mie più care amiche con i quali risulta ovviamente più semplice e naturale realizzare delle immagini che raffigurano qualcosa di molto intimo. Il processo creativo è insito in te e nel progetto che stai realizzando, muta assieme ad esso ed è sempre differente secondo le milioni di variabili che la fotografia e la propria sensibilità permettono di sfruttare, è già presente senza che tu lo possa vedere, perchè in realtà risiede già all’interno del tuo sguardo.

“Trovarti in tua assenza”

Segui i lavori di qualche fotografo in particolare come fonte di ispirazione?

Amo seguire i lavori di Brooke ShadenAnna di ProsperoMaia FloreAnni LeppalaRyan Mc GinleyFrancesca WoodmanDiana Arbus, Sarah MoonDeborah TurbevilleMelissa Ann PinneyOlivia Bee e sicuramente altri nomi che ora come ora non mi tornato alla mente. Più che di ispirazione parlerei di affinità e empatia, amo seguire quei fotografi che sento vicini, quelli che hanno un linguaggio simile al mio, diverso ma simile e quindi che nel profondo, penso possano capirmi. Un po’ come quando ti appassioni di uno scrittore che pare scriva quelle parole e quei concetti che da sempre avresti voluto scrivere e urlare al mondo.

 Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia? 

Sperimentare e sperimentare ancora, sempre, per tutta la vita. Non saprei razionalmente descrivere quali ambientazioni, soggetti, macchine fotografiche o manipolazioni avrei voglia di conoscere e sperimentare in futuro, perchè la mia risposta probabilmente sarebbe tutto e tutti.

Tutto ciò che suscita in me curiosità ed energia.

Amo le persone, amo il corpo, amo la terra e il mare, la natura, amo l’arte mista e amo la manipolazione manuale, artigiana, non quella a computer quindi direi ogni cosa che ruoti intorno a questi mondi.

Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande in ambito professionale? 

Poter vivere della mia espressione, esternare sensazioni intime ma in realtà universali, emozionarmi ed emozionare, non fermarmi mai alla prima occasione, non fermarmi mai in generale, non accontentarmi, amare, amare tantissimo, far si che ciò che ti appassiona ti accompagni per il resto dei tuoi giorni, adrenalina, forti scariche di adrenalina.

Credo che tutto questo sia una delle varie soluzioni di cammino verso la felicità.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Con Piacere

Grazie a Carola per averci raccontato qualcosa di sè…

sito - Flickr - Behance

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Mi chiamo Benedetta. Dalle mie parti è buona abitudine affibbiarsi dei soprannomi che prendano spunto dal cognome. Per farla breve insomma: da sempre per tutti sono Gianna, ed io sto cominciando a crederci.

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