Claire Burelli | Intervista

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Claire Burelli | Intervista

Per l’intervista di oggi siamo arrivato fino in Canada, più precisamente a Montreal in Quebec.

Vi voglio presentare Claire Burelli, originaria della Francia, che in questa chiacchierata ci ha raccontato come è nato il suo rapporto con la fotografia e le arti visive in generale e dell’influenza che la “Glitch Art” ha avuto, ed ha tutt’ora, sul suo lavoro.

La Glitch Art è è un fenomeno artistico ormai ben diffuso nel mondo del design. Cresciuta con l’avvento del digitale, essa è basata sull’estetica degli errori. Si tratta di una ricerca dell’errore digitale, come  un desiderio di trovare un senso ad un errore e di crearne qualcosa di unico. Nel campo visivo gli errori causati da impallamenti e malfunzionamenti di software vengono trattati per diventare immagini.

Ma per capire meglio di cosa stiamo parlando leggete quello che Claire ci ha raccontato e visitate il suo sito qui:  www.claireburelli.com.

Presentati:

Ciao,
mi chiamo Claire e ho quasi 35 anni. Sono originaria della Francia, dove ho vissuto per un lungo periodo (la maggior parte del tempo in Corsica). Mi sono trasferita  a Montreal 10 anni fa, Quebec. Sono per lo più una mamma a tempo pieno, ma anche una studentessa part-time di graphic design e cerco di approfondire il mio modo di praticare l’arte visiva in generale.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Credo di aver iniziato a scattare fotografie quando era una ragazzina. Mio nonno mi regalò una Polaroid quando avevo circa 8 anni, se ricordo bene. La usai per partecipare al workshop “disegnando sulla diapositiva” quando ero a scuola. Fu molto divertente. Disegnai dinosauri su quei vetrini per poi far finta che fosse una fotografia reale!

Sono stata principalmente autodidatta fino a quando nel 2007 non ho intrapreso il corso di laurea in progettazione grafica, dove a un certo punto ho dovuto frequentare anche un corso di fotografia.
Il prossimo passo, nel 2015, potrebbe essere la realizzazione di un libro, in collaborazione con un professore che ammiro molto. Sono veramente impaziente di lavorare a questo progetto!

Senza pensarci troppo, dicci tre cose che ti piacciono.

Mi piace ridere fino alle lacrime con il mio compagno, mio figlio o miei amici.
Mi piace essere sorpresa.
Mi piacciono le persone gentili.

Come descriveresti il tuo modo di fare fotografie, il tuo stile?

Penso che non sia tanto il modo in cui scatto fotografie, ma più il cosa io cerchi di realizzare con queste.
Sono un collezionista. Amo il mio archivio di famiglia così come amo passare in rassegna il mio hard disk, raccogliere alcune immagini più o meno casuali per poi modificarle fino a far emergere qualcosa di interessante.
Sono molto influenzata dal movimento Glitch Art, e tutto ciò che è generato dal computer. Trovo affascinante il modo in cui noi noi esseri umani riusciamo ad interagire con le macchine.
Come ho detto prima, mi piace essere sorpresa, quindi i generatori di programmi o algoritmi sono l’ideale per i miei esperimenti.
Non posso davvero dire di avere un mio “stile”, sto ancora imparando a capire la mia tecnica. Forse il tempo ci dirà se rimarrò vicina alla Glitch Art o se mi avvicinerò più al collage.

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Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti fotografici e di raccontarci brevemente il processo creativo per la sua realizzazione?

Parlerò di questo progetto chiamato “Concezione” .
Per questa serie ho cercato di capire se ci fosse un modello, uno schema, nel modo in cui noi percepiamo lo spazio. Soprattutto nel guardare ad un paesaggio naturale o architettonico e se questo modello è stato modificato .
Dopo una serie di esperimenti ho capito che l’astrazione è avvenuta molto più velocemente e facilmente con il paesaggio. O forse era il codice usato che si prestava meglio? Potrebbe esserci un “Codice del paesaggio” ed un “codice architettonico” ?
Così ho cambiato l’algoritmo per vedere se la differenza era abbastanza eloquente per associare un algoritmo al paesaggio o all’architettura. L’esperienza non è stata molto soddisfacente e continuo ad avere più facilità con i  paesaggi astratti ma con meno elementi architettonici.

Successivamente ho guardato più in particolare al codice che ha permesso queste trasformazioni . E’ piuttosto semplice . Pixel allungati e blocchi di immagine dislocati. Tutto a caso (che è caratteristica delle immagini generate).
Dopo i miei esperimenti, cercando di ingannare il codice per ottenere la stessa bellezza dell’astrattezza nel paesaggio architettonico, sono giunta alla conclusione che questa parità non fosse rilevante .
La nostra percezione di un paesaggio è radicalmente diverso da quello dell’architettura.
Le leggi della fisica sono profondamente radicate nel nostro inconscio e il nostro cervello sarà sempre portato a “ricostruire ” ciò che non è. Il margine di interpretazione è molto diminuito.

Con un paesaggio però questa “costruzione” della mente è meno pronunciata (anche se deve esistere) e si abbandona più a lungo verso una percezione astratta di ciò che “vediamo” .

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Qual è ad oggi il tuo più grande desiderio in ambito professionale?

Mi piacerebbe collaborare con altri artisti. Inoltre ho avuto recentemente questa idea di una rivista, appena qualche giorno fa, e mi piacerebbe riuscire a realizzarla sul serio! :)

Claire Burelli

Ci suggeriresti una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Bonobo / Nightlite

English

Let’s Introduce yourself:

Hello,
My name is Claire. I am almost 35 years old. I come from France where I lived for a long time (Most of the time in Corsica). I moved 10 years ago to Montreal, Québec. I am mostly a stay at home mom. I am also a part time graphic design student and on my way to deepen my visual art practice.

Photography in your life: how and why?

I think I started to take pictures when I was a kid. My grandfather offered me a polaroid when I was around 8 if I remember well. I used to lead “drawing on slide” workshop when I was at school as well. That was fun. I draw dinosaurs on those slides and then pretended it was a real photograph!
Then, I was mostly self-taught until I entered the graphic design bachelor in 2007 where at some point I had to take photography courses.The next one, in 2015, will be about making books – with a professor I love-. I am very much looking forward to it!

Tell us three things you like without think too much of.

I like laughing to tears with my partner, my son or my friends.
I like being surprised.
I like kind people.

How would you describe your own way to take pictures, your style?

I think it is not much about how I take picture but much more about what I do with them.
I am a collector. I love my family archive as well as going through my hard drive and pick up some random -or not so random- images and then edit them until something interesting emerge.
I am very much influenced by the glitch art movement, and everything that is computer generated. I find it fascinating -the way we as human can interact with machines-.
As I said before, I like being surprised, so generative programs or algorithms are great for me to use in my experiments.
I can not really say that I have “a style” as I am still learning how to understand my practice. Maybe time will tell if I stick to this “glitch-alike” or “collage” aesthetics.

Would you like to choose one of your photo projects and tell us briefly what was the creative process for its creation?

I will talk about this project called “Conception”.
For this series I tried to understand whether there was a pattern in the way we perceive space. And especially if you looked at a landscape or an architecture, if this pattern was changed.
After a number of experiments I realized that abstraction happened much more quickly and easily with a landscape. Or maybe it was the code used that lent itself better? Could there be a “landscape code ” and “code architecture”?
So I then changed algorithm to see if the difference was quite eloquent in order to associate an algorithm to a landscape or architecture. The experience was not very successful and I always had a facility with abstract landscapes but with less architectures.
I then looked more specifically the code that allowed these transformations. It’s pretty simple . Pixels stretched and displaced picture’s blocks. Everything randomly (which is characteristic of generative images) .
After my experiments -wanting to fool the code to achieve the same beauty of abstraction in landscape architecture – I went to the evidence that this equality was not relevant.
Our perception of a landscape is radically different from that of architecture.
The laws of physics are deeply rooted in our unconscious and our brain will always be the year to “reconstruct” what is not. The room for interpretation is quite diminished.
With a landscape however this “construction” of the mind is less pronounced (although it must exist) and longer indulges towards an abstract perception of what we “see”.

What is currently your biggest desire in a professional environment?

I would love doing collaboration with other artists. Also I had this idea of a magazine recently -just a few days ago- that would be great if I could make it happen for real :)

As final step, would you like to suggest us a song ?
Bonobo / Nightlite.

http://claireburelli.com/

Ringrazio Claire per averci raccontato qualcosa di sè e del suo rapporto con la fotografia.

None found.
Claire Burelli | Intervista ultima modifica: 2014-03-12T16:37:36+00:00 da Gianna
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