Fotografia

Leanne Surfleet | Intervista

Dopo una troppo lunga pausa estiva, torniamo finalmente oggi con una nuova intervista fotografica.

La protagonista di oggi si chiama Leanne ed una giovane fotografa inglese. L’autoritratto è forse la sua più grande passione a livello fotografico, ma sicuramente non l’unica.

Fotografia intima e delicata, rigorosamente in analogico.

Di seguito potete leggere quello che ci ha raccontato in questa breve intervista e una selezione dei suoi lavori, ma per trovarne molti altri potete visitare il suo sito www.leannesurfleet.com, il suo album Flickr oppure seguirla sulla sua pagina Facebook.

Intervista

Presentati:
Mi chiamo Leanne Surfleet, ho 27 anni e vivo in una piccola città nel Regno Unito. Sono una fotografa: per lo più scatto autoritratti e ritratti di amici.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè?
Ho iniziato a fotografare in modo casuale quando avevo circa 18 anni, principalmente autoritratti e foto dei miei amici mentre si divertivano, poi pian piano ho iniziato a scattare fotografie di luoghi e colori. Mi hanno regalato una reflex 35mm e così ho iniziato a sperimentare con diversi processi e pellicole.

Ho studiato fotografia al college per due anni e ho trovato moltissime ispirazioni tra fotografi e artisti, così ho sviluppato il mio personale stile fotografico. Mi sono presa un paio di anni fuori ed ho iniziato ad esplorare l’autoritratto, e così ho deciso che era ora di approfondire ulteriormente la fotografia all’università e l’anno scorso mi sono laureata.

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Descrivi il tuo parco macchine.
Tutte le mie macchine fotografiche sono analogiche: ho un sacco di 35mm, un paio di medio formato e alcune fotocamere Polaroid. Le mie fotocamere preferite/quelle che uso di più sono la mia Zenit E, la Pentacon Six e la Polaroid spectra/SX-70.

Come descriveresti il tuo personale modo di scattare fotografie, il tuo stile?
Quando scatto autoritratti di solito non ho un’idea precisa per ciascuna foto, semplicemente imposto il timer per lo scatto e faccio quello che mi viene naturale fare in quei pochi secondi di attesa per lo scatto dell’otturatore. Quando scatto invece fotografie ad altre persone mi piace molto catturare quei momenti “di mezzo”, quando stanno fissando i propri capelli o anche quando si incantano per un minuto. E’ importante per me che le mie fotografie siano oneste.

Dicci tre cose che ti piacciono senza pensarci troppo.
Svegliarsi presto la mattina naturalmente (il che non accade quasi mai), ridere fino a piangere e tutto ciò che sa di aglio.

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Qual è attualmente il tuo più grande desiderio a livello professionale?
Mi piacerebbe fare della fotografia un lavoro a tempo pieno, lavorare con altre persone creative a progetti ed immergermi completamente nella fotografia.

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Ci suggeriresti una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?
Certamente. C’è questo pezzo di Jon Brion che mi sta ossessionando nell’ultimo periodo, è tratto dal film “Eternal Sunshine of Spotless Mind”.

English Version

Let’s Introduce yourself: 
My name is Leanne Surfleet, I’m 27, I live in a small town in the UK. I’m a photographer; I mostly take self-portraits and portraits of friends.

Photography in your life: how and why?
I started taking photographs randomly when I was around 18, just of me and my friends having fun and then I slowly started to take photographs of places and colours. I was given a 35mm SLR and started experimenting with different processes and films. I studied photography at college for 2 years and gained a lot of inspirations within photographers and artists and was developing my own style of photography. I took a couple of years out and started exploring the self-portrait, and decided it was time to develop further at university. I graduated last year.

Describe your gears.
All of my cameras are analog, I have a lot of 35mm, a couple of medium formats and some Polaroid cameras. My favourite / most used cameras are my Zenit E, Pentacon Six and Polaroid Spectra / SX-70.

How would you describe your own way to take pictures, your style?
When I shoot self-portraits I usually don’t have a specific idea for a photograph I just click the self-timer and do what feels natural to me in those few seconds waiting for the shutter to release. When I take photographs of other people I very much love to capture the in-between moments, when they’re fixing their hair or just day dreaming for a minute. Its important to me that my photographs are honest.

Tell us three things you like without think too much of.
Waking up early naturally (which hardly ever happens), laughing until you cry & anything that tastes of garlic.

What is currently your biggest desire in a professional environment? 
I would love to be able to take photographs as a full time job, work with other creative people on projects and just immerse myself fully into photography.

As final step, would you like to suggest us a song ?
Of course. There’s this piece of music that I’ve been obsessed with lately by Jon Brion, it’s from the film Eternal Sunshine of the Spotless Mind and it’s so dreamy.

Thank you Leanne for telling us something about yourself.

LINKS:

 www.leannesurfleet.com – Flickr – Facebook

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Federica Santolamazza | Intervista

La protagonista dell’intervista fotografica di oggi è una giovanissima ragazza di Roma che da qualche anno utilizza l’autoritratto come principale forma di espressione personale.

Il suo nome è Federica Santolamazza e qui di seguito trovate una piccola selezione dei suoi lavori, ma potete trovarne moltissimi altri nel suo album Flickr, su  See Me o seguendola su Instagram.

Prima però leggete quello che ci ha raccontato!

Iniziamo dalle presentazioni…

Mi chiamo Federica Santolamazza, ho 20 anni e vivo a Roma. Sono iscritta al secondo anno di università, frequento il corso di laurea in Scienze della Comunicazione.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Ho iniziato a fotografare quando avevo su per giù 15 anni: i miei genitori mi regalarono una compatta che mi ha seguito per un bel po’ di tempo.
Dietro ad ogni foto c’era il naturale e semplice bisogno di catturare istanti qua e la, apparentemente senza forti motivazioni. Successivamente la mia attenzione si è spostata in maniera chiara e decisa verso di me.
Ormai sono almeno due anni che mi dedico principalmente agli autoritratti.

Descrivici il tuo “parco macchine”

Sono una Nikon addicted. A farmi compagnia ci sono una D5000 (la mia prima reflex), D300S e una vecchia analogica N70.

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Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?

In gioco ci sono un’ infinità di emozioni e pensieri che riesco a interpretare e vedere chiaramente solo nel momento in cui scatto qualcosa di mio. Qualcosa che sono io, in tutto e per tutto.
Grazie a questo genere di fotografia sono riuscita a prendere piena consapevolezza di ogni parte del mio corpo. Ricordo che era una delle prime difficoltà che saltò subito fuori: sapersi gestire, anche nei più piccoli dettagli, non potendo guardarsi da fuori. Ho imparato soprattutto a essere paziente: i miei lavori sono frutto di ore di lavoro; a volte ne esco pazza ma mi sento ripagata quando riesco a sentire il cuore e la mente più leggeri nell’osservare da fuori quello stato d’animo che avevo deciso di far emergere. E’ come una liberazione, ogni volta.

Ci sono mattine in cui mi alzo e il primo pensiero è quello di prendere il cavalletto, la macchina fotografica e iniziare a scattare; ma non sempre il primo input che mi viene dato per fotografare nasce da qualcosa che ho dentro, anzi. Spesso vengo stimolata da film, artisti di ogni genere, libri e nuova musica. Mi capita di passare ore intere a osservare il modo in cui altre persone vivono questo strano mondo attraverso l’arte, e va a finire che ne vengo travolta anche io.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

La prima è senza alcun dubbio: viaggiare. Poi c’è l’amore per l’arte. Infine quei momenti di solitudine talmente belli che te ne innamori, che vorresti addirittura condividere con qualcuno… anche a costo di rovinarli un po’.

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Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Non ho mai pensato di avere un mio stile. L’unico aspetto che curo di più è quello che riguarda il legame fra la mia figura e l’ambiente circostante. Proprio come tento di fare ogni giorno quando mi sveglio. Per il resto scorrendo tra gli scatti riesco a vedere solo il fluire di determinati periodi della mia vita, senza ricercare caratteristiche precise durante la realizzazione. Lascio spazio all’improvvisazione e soprattutto all’emotività.

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia?

Mi ha sempre affascinato tantissimo la fotografia di viaggio. Credo sia una delle più difficili in assoluto. Osservare, rubare attimi con educazione e gentilezza. Paesaggi, popolazioni, animali, la quotidianità. Cogliere la semplicità e la naturalezza di una situazione può essere davvero complicato: il momento ce l’hai davanti, lo guardi dritto negli occhi, te ne innamori e improvvisamente è già andato via. Per sempre. Bisogna avere un occhio svelto e un cuore pronto a perdonare ogni ritardo. Io non penso di avere nessuno dei due.

Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Mi piacerebbe poter collaborare con altri artisti, di qualsiasi genere. In cantiere c’è già qualcosa.. ma sssh !!
A rendermi davvero felice oggi è la consapevolezza di essere felice, e questo già vuol dire tanto. Ho imparato a vivere fino in fondo la serenità del momento, a non dare per scontato nulla di tutto ciò che ho. Alla felicità di domani ci penserò solo domani.

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Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Lily Wood & The Prick – Into trouble
E’ un brano da cui ho tirato fuori anche un autoritratto. E’ in loop sul mio iPod da un po’ di tempo.

Grazie a Federica per averci dedicato un pò del suo tempo…

Seguitela qui:

Flickr
SeeMe
Instagram

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Esben Bøg Jensen | Intervista

La scorsa settimana siamo arrivati fino in Oklahoma per presentarvi i lavori di Rebekah Campbell, oggi invece torniamo in Europa, più precisamente in Danimarca. 

Il protagonista dell’intervista di oggi si chiama Esben e vive a Copenhagen.

Le sue fotografie sono caratterizzate da questo suo amore per le cose semplici. Sono scatti intimi, delicati, focalizzati su particolari semplici ma di forte impatto emotivo.

Qui trovate una piccola selezione dei suoi lavori, ma potete scoprirne molti altri sul suo sito

www.beechphotography.net o seguendolo su Flickr.

Prima però leggete quello che ci ha raccontato!

[en] Last week we drove up to Oklahoma to present Rebekah Campbell, but today we return to Europe, more precisely in Denmark.

The protagonist of this interview is called Esben and lives in Copenhagen.

His photographs are characterized by his love for the simple things. His shots are intimate, delicate, focused on simple details but they have a strong emotional impact.

Here you will find a small selection of his works, but you can discover many more on his website www.beechphotography.net or following him on Flickr.

But first, read what he told us!

Intervista

Presentati…

Mi chiamo Esben – classico nome danese/norvegese. Ho 27 anni, ma probabilmente ne avrò già 28 quando leggerete questa intervista. Sarà il mio compleanno tra qualche settimana. Sono nato e cresciuto in Danimarca e vivo nella capitale, Copenhagen, dove studio Cultura Moderna all’università.

[en] Let’s Introduce yourself… 

My name is Esben – a classic old Danish/Norwegian name. I’m 27 years old, but might just be 28 when you red this. My birthday is coming up in a few weeks. I’m born and raised in Denmark and live in the capital, Copenhagen, where I study Modern Culture at university.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè?

La fotografia è arrivata nella mia vita all’incirca quando avevo 22 anni. Ricordo di una discussione avuta con un mio amico riguardo l’attrezzatura fotografica. Lui è un grande fanatico della tecnologia e si parlò di tempi di posa più veloci e lenti più nitide. Gli disse che queste non sono cose importanti per un bravo fotografo e che la maggior parte della gente non sa mai che tipo di attrezzatura è stata utilizzata per realizzare un qualsiasi fotografia. Lui non era completamente d’accordo con me e io inizia a scattare con una vecchia Canon AE-1 per fargli vedere. Credo che nessuno di nui due avesse completamente ragione…

Non ho mai frequentato scuole o corsi di fotografia. Sono completamente autodidatta e sono molto fiero di esserlo.

[en]Photography  in your life: how and why?

Photography came into my life when I was around 22 years old. I remember having a discussion with a friend about equipment. He’s a huge tech-geek and all about the fastest shutter speeds and sharpest lenses. I told him that those things didn’t matter to a good photographer. And that most people would never know what kind of gear was used when looking at a random image. He didn’t completely agree. I started shooting film on a old Canon AE-1 to show him! I guess none of us was really right…

I’ve never taken a single photography class or gone to any kind of school. I’m completely self-taught and kind of proud of it.

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Descrivi la tua attrezzatura.

In analogico scatto principalmente con una Canon 1V, ma a volte uso anche una Hasselblad 500CM per le fotografie in medio formato. Come compatte da portare sempre con me uso Bessa R3A e una Olympys mju II. Quando scatto in digitale invece utilizzo una Canon 6D.

[en]Describe your gears.

For film I shoot on a Canon 1V most of the time, but also use a Hasselblad 500CM for medium format photography. I use a Bessa R3A and a Olympys mju II as compact and easy to bring everywhere cameras. When I shoot digital I use a brand new Canon 6D.

 

Come descriveresti il tuo modo di scattare fotografie, il tuo stile?

Penso di avere un approccio di tipo diaristico. Voglio catturare tutte quelle piccole cose che rendono la vita molto di più. Le piccole cose che molte persone sembrano trascurare in questo mondo occidentale moderno e frenetico. Noi non prendiamo abbastanza tempo per noi stessi per apprezzare tutte le cose che prima ci aiutavano a rimanere tranquilli; i tramonti sono stati sostituiti dalla TV, il contatto visivo con messaggi di testo, buon cibo con spazzatura e così via. E nessuno sembra accorgersene. So che questo è un modo antiquato, molto nostalgico e forse un po’ vecchio di guardare le cose, ma questo è comunque quello che penso al riguardo quando le persone mi fanno questa domanda.

[en]How would you describe your own way to take pictures, your style?

I think I have a very diary like approach. I want to capture all those small things that make life so much more. The small things that many people seem to overlook in this modernized and hectic western world. We don’t take enough time to ourselves to appreciate all the things that before helped us remain peaceful; Sunsets have been replaced by TV, eye contact with text messages, good food with junk and so on. And know one seems to notice. I know this is a very nostalgic and perhaps a bit old fashioned way of looking at things, but this is none the less what I think about when people ask me this question.

Dicci tre cose che ti piacciono senza pensarci troppo.

Tom Waits, buon cibo e vino e Hannibal – in questo momento sto seguendo la serie come se fosse un rituale.

[en]Tell us three things you like without thinking too much.

Tom Waits, good food and wine and Hannibal – right now I’m following the series like it’s a ritual.

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Qual è attualmente il tuo più grande desiderio in ambito professionale?

Sono un pò al verde al momento, quindi realizzare un editoriale per un sacco de soldi sarebbe bellissimo…

[en]What is currently your biggest desire in a professional environment?

I’m pretty broke all the time right now so doing editorials for lots of money would be amazing…

Prima di salutarci, ci suggeriresti una canzone da ascoltare?

Certo! Che ne dici di questa versione live di This Must Be the Place dei Talking Heads…

[en]As final step, would you like to suggest us a song?

Yes I would – How about this live version of This Must Be The Place by Talking Heads

 

Thank you Esben for telling us something about yourself and forgive me for any errors in translation!

LINKS//

 www.beechphotography.net – Flickr

 

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Rebekah Campbell | Intervista

La protagonista dell’intervista di oggi si chiama Rebekah Campbell, giovanissima fotografa statunitense.
Di seguito trovate alcuni dei suoi lavori, ma potete trovarne molti altri visitando il suo sito www.rebekahcampbell.net o il suo Tumblr.Potete inoltre seguire Rebekah sulla sua pagina Fb oppure su Instagram.

Ecco quello che ci ha raccontato…

Presentati:
Mi chiamo Rebekah Campbell, sono dell’Oklahoma ma ho anche vissuto in Indonesia per un periodo e attualmente sto frequentando il Savannah College of Art and Design. Mi piace dire che sono una fotografa e un’artista visuale, credo che il mio lavoro parli da sè.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè?
Sono sempre stata attratta dall’arte e più o meno all’età di 15 anni ho iniziato a scattare fotografie con una macchina fotografica di mio padre. Mi sono innamorata dei concetti che stanno dietro la fotografia, dell’idea di creare qualcosa dal nulla ed è qui che tutto è cominciato.
Ho frequentato un’istituto di belle arti ed ora sto per terminare con una laurea in fotografia.
Descrivici il tuo parco macchine.
Scatto sia in analogico che in digitale, solitamente utilizzo una Canon Mark II per i lavori digitali e macchine di diversi formati per l’analogico.
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Come descriveresti il tuo modo di scattare fotografie, il tuo stile?
Scatto fotografie di persone che non notano la mia presenza, sognanti, malinconiche, piene di giovani.
Dicci tre cose che ti piacciono senza pensarci troppo.
Mi piace quando le persone mi chiamano al telefono invece di inviarmi un messaggi, le uova di cioccolata e i ragazzi con i capelli lunghi.
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Qual è attualmente il tuo più grande desiderio in ambito professionale?
Essere commissionata per una grande campagna, questo sarebbe davvero la realizzazione di un sogno!

Prima di salutarci ci consiglieresti una canzone da ascoltare?
Twin Rivers Big Scary

ENGLISH

Let’s Introduce yourself:
My name is Rebekah Campbell, I come from Oklahoma but have also lived abroad in Indonesia for a bit and now am currently attending the Savannah College of Art and Design. I like to say that I am a photographer and visual artist, my work speaks for itself I think.

Photography in your life: how and why?
I have always been drawn to the arts and around the age of 15, I picked up one of my father’s cameras and began making images. I fell in love with the concepts behind them and with the idea of creating something out of nothing, and that’s where it all began. I attend an art school now and am almost finished with getting a BFA in Photography. ​

Describe your gears.
I shoot film and digital, I use a Canon Mark II usually for digital work and lots of different film formats. ​

How would you describe your own way to take pictures, your style?
Taking photos of people when they don’t notice I am, dreamy, melancholic, youth filled. ​

Tell us three things you like without think too much of.
I like when people call my on the phone instead of sending text messages, I like chocolate cadbury eggs, and I like boys with long hair. ​

What is currently your biggest desire in a professional environment?
​To be commissioned for a big campaign, that would be a dream come true! ​

As final step, would you like to suggest us a song ?
Twin Rivers Big Scary.

Thank you Rebekah for telling us something about yourself.

LINKS:

www.rebekahcampbell.net – Tumblr – Facebook – Instagram

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Stefano Bonazzi | Intervista

Stefano Bonazzi è il protagonista dell’intervista fotografica di oggi.

In realtà lui non si definisce un “fotografo” vero e proprio, ma piuttosto un “fotomanipolatore”.

I suoi lavori, come noterete dalla selezione di immagini presenti in questo post, sono delle vere e proprie creazioni digitali. Partendo da una fotografia Stefano riesce a creare delle immagini surreali e magiche.

Potete trovare molti altri lavori di Stefano visitando il suo sito www.stefanobonazzi.it, o potete seguirlo su Facebook, Twitter o Flickr.

Potete anche acquistare i suoi lavori su Saatchi Art, mentre qui trovate informazioni sul suo libro “A bocca chiusa”

Prima però leggete quello che ci ha raccontato Stefano…

Presentati:

Ciao, mi chiamo Stefano Bonazzi, ho 30 anni, sono nato e cresciuto a Ferrara anche se in cuor mio mi sento molto più legato a Bologna. Lavoro da una decina di anni come webmaster, web designer, grafico… quello che serve e ho una predisposizione innata per mandare in crash Photoshop.

Stefano Bonazzi - bambina con rinoceronte e mongolfiere

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Nasco principalmente come autodidatta. Sono stranamente e inutilmente laureato in scienze della comunicazione visto che non riesco a esprimermi in maniera comprensibile davanti a più di due persone… Ho frequentato vari corsi, tra cui il più importante sicuramente in tecniche e animazione digitale al Multimedia Lab di Ferrara, una struttura molto valida che, come molte altre, non è riuscita a sopravvivere all’avvento della crisi, ma che è stata un’ancora di salvezza fondamentale per molti giovani in cerca di lavoro nel settore del multimedia italiano come me.

Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?

Anni fa sostenevo fosse la mia ragione di vita, oggi, avendo sperimentato anche altre forme artistiche (musica, scrittura) penso di avere una visione più oggettiva e meno ipocrita. La fotografia resta comunque un desiderio, una voglia, una pulsione che va soddisfatta a cadenza regolare. È un modo per prender fiato da una catena produttiva e sociale in cui, chiunque possieda un minimo di sensibilità o creatività, rischia di soffocare.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Tutto il design minimalista che ti prende a pugni in faccia, le storie forti che ti prendono a pugni nello stomaco, tutta la musica sperimentale che ti prende a pugni nei timpani… posso metterci anche Londra in mezzo?

Stefano Bonazzi - donna bendata

Stefano Bonazzi - donna con lupi e cielo bianco

Stefano Bonazzi - ragazza abbracciata con orso

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Più che un fotografo mi considero un fotomanipolatore in quanto non sempre (specie in questo periodo per me molto frenetico in vista del lancio del mio primo romanzo “A bocca chiusa” – Newton Compton) utilizzo materiale scattato direttamente da me. Se dovessi comunque dare una definizione dei miei ultimi lavori, utilizzerei il termine “minimalismo surreale”: un singolo soggetto, un ambiente generalmente desolato e la presenza costante di un elemento che infonda un senso di “straniamento” e “disagio” in chi sta osservando l’immagine.

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia?

Sto pensando ad una serie concentrata solo sui volti e sul loro oscuramento senza nessun altro elemento di contorno che possa distrarre o abbellire lo scatto, ma che possa essere collegata anche ad un testo scritto, un elaborato basato su alcune domande che vorrei porre direttamente ai soggetti prima dello scatto.

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Ho già ricevuto parecchie soddisfazioni e per questo mi ritengo molto fortunato, ma il mio più grande desiderio sarebbe poter aprire una galleria d’arte o uno spazio espositivo in cui poter dare la massima visibilità soprattutto ad artisti giovani ed emergenti. Ragazzi ispirati ma che non possono permettersi i costi proibitivi delle gallerie più affermate. Ho fatto molti anni di gavetta ed ho provato sulla mia pelle quanto possa esser difficile far conoscere la propria arte in un paese che basa gran parte della sua fortuna solo sul favoritismo, le pacche sulle spalle e le giuste conoscenze.

Stefano Bonazzi - ballerina

Stefano Bonazzi - uomo senza testa con ombrello

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

SOAP&SKIN – SUGARBREAD

LINK //

www.stefanobonazzi.it
Facebook
Twitter
Flickr

 

Saatchi Art
“A bocca chiusa” (libro)

 

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Tina Sosna | Intervista

Romantica, intimista e delicata. Queste sono le tre parole che utilizzerei per descrivere la fotografia di Tina Sosna. Atmosfere vintage, tra sogno e realtà.

Quella che trovate qui è solo una piccola selezione dei suoi lavori, ma potete vederne molti altri visitando i suoi link:

Blog – Flickr – Facebook – Print Shop

Ma prima leggete quello che ci ha raccontato…

Romantic, intimate and delicate. These are the three words I would use to describe a picture of Tina Sosna. Vintage atmosphere, between dream and reality.
This is just a small selection of her work, but you can see many others by visiting her links:

Blog – Flickr – Facebook – Print Shop

But first read what she told us…

Parlaci un pò di te:

Mi chiamo Tina Sosna, studentessa di 20 anni e vivo in piccolo villaggio in Germania. Sono una fotografa “analogica” a cui piace catturare i sentimenti e le emozioni con colori caldi, ispirati dai sogni, dalla musica, dai libri, dai film e dai luoghi naturali.

Let’s introduce yourself:

I’m Tina Sosna,  a 20 year old student from a little village in Germany. I’m an analog photographer that likes to capture feelings and emotions with warm colors, inspired by dreams, music, books, movies and nature places.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Penso che siano trascorsi cinque anni da quando ho iniziato a pensare di catturare i momenti. Ma questo pensiero è diventato più intenso quando ho comprato la mia prima macchina fotografica analogica e ne ho anche ricevute un pò da mio padre, che a sua volta aveva ricevuto da mio nonno. La fotografia è diventata un qualcosa senza cui non potrei vivere. Un modo per condividere bei luoghi ed emozioni con gli altri, un modo per creare un nuovo mondo e di condividere semplicemente cosa e come vedo il mondo attraverso miei occhi.

Photography  in your life: how and why?

I think it’s five years ago now since I first thought about capturing moments. But it got more intense when I bought my first analog camera and I also got some from my dad he still had from my grandfather. Photography became something I couldn’t live without. A way to share beautiful places and emotions with others,  a way to create a new world and to simply share what and how I see the world through my eyes.

Descrivi il tuo parco macchine.

Ho ancora una digitale Canon EOS 600D anche se non la uso più spesso, una AE-1, una 1000f, una Zenit-b, una Pentax MX, una macchina fotografica Polaroid, una Lomo e alcune altre. Con queste utilizzo soprattutto un 50mm.

Describe your gears.

I still have a digital Canon EOS 600D I don’t use that often anymore, a AE-1, 1000f, Zenit-b, Pentax- MX a Polaroid and Lomo camera and some others. I mostly use 50mm lenses with them.

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Come descriveresti il tuo modo di scattare fotografie, il tuo stile?

Cerco di coniugare natura, sentimenti e sogni in modo morbido, fragile e delicato per il trasporto di sensibilità.

How would you describe your own way to take pictures, your style?

I try to combine nature, feelings and dreams in a soft, fragile and delicate way to transport sensitiveness.

Dicci tre cose che ti piacciono, senza pensarci troppo.

La musica che mi fa venir voglia di tuffarmi in delle avventure, film che mi fanno venir voglia di vivere ogni momento in maniera più profonda e con passione, bei posti naturalistici che sono nascosti e mi fanno sentire come se fossi la prima persona che abbia mai scoperto quella bellezza.

Tell us three things you like without think too much of.

Music that makes me want to go on adventures, Movies that make me want to live every moment deeper  and with passion, beautiful nature places that are hidden and make me feel like I’m  the first person that ever discovered this beauty.

Qual è attualmente il tuo più grande desiderio in ambito professionale?

Diventare una fotografa professionista e che la fotografia mi porti ad incontrare persone speciali e luoghi nascosti.

What is currently your biggest desire in a professional environment?

To become a professional photographer and that photography leads me to special people and hidden places.

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Prima di salutarci, ci suggeriresti una canzone da ascoltare?

Certo! La musica mi influenza così tanto. Vi consiglio di ascoltare Volcano Choir – Tiderays. E ‘una delle canzoni più belle che io abbia mai sentito.

As final step, would you like to suggest us a song?

Sure! Music influences me so much.  Please listen to Volcano Choir – Tiderays. It’s one of the most beautiful songs I have ever heard.

Thank you Tina for telling us something of yourself.

LINKS//

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Giulia De Marchi | Intervista

Dopo esserci spostati in Canada per l’intervista della scorsa settimana, oggi torniamo in Italia e lo facciamo per presentare una giovanissima fotografa davvero brava.

Il suo nome è Giulia De Marchi, ventiquattrenne di Treviso. Ci ha raccontato di aver imparato quasi tutto quello che sa di fotografia da sola. Quello che si coglie nei suoi scatti è una grande “pulizia” e precisione nella composizione dell’immagine, toni chiari e ben equilibrati. Scatti catturati attraverso uno sguardo attento a cogliere una storia da raccontare, ma senza mai essere invadente.

Qui di seguito trovate una piccola selezione dei lavori di Giulia, ma per scoprirne molti altri potete visitare i suoi link qui:

Flickr
 – 
Instagram – Tumblr – Facebook

bacio coppia in spiaggiaPresentati: 
Mi chiamo Giulia, ho ventiquattro anni, vivo a Treviso e da circa un anno sono impegnata nello sviluppo di hABT (un giovane marchio di accessori e complementi d’arredo interamente realizzati a mano) curandone grafica, packaging e fotografia, o perlomeno ci provo. Essendo la mia una formazione quasi puramente da autodidatta, vivo in modalità “spugna” verso qualsiasi tipo di rivista/blog specializzato.

La fotografia nella tua vita: come e perchè? 
Con il mio primo stipendio comprai nel 2009 un modello Entry-Level di casa Canon, riposto dopo qualche scatto di prova dentro un cassetto. Qualche nozione base scambiata sotto la pioggia in terrazzo con un amico e un breve corso di fotografia al quale mi iscrissi per scommessa, riuscirono a distanza di qualche anno a trasmettermi la voglia di raccontare attraverso le immagini ciò che faccio e ciò che più mi incuriosisce. La ritengo una sorta di piccola lente di ingrandimento in grado di farmi rivivere un momento con qualcosa di concreto, di materiale, e non solo con il ricordo.

Descrivici il tuo “parco macchine” 
L’Entry-Level è stata da poco sostituita con una Canon 60d, anche se gran parte degli scatti che mi hanno dato più soddisfazione derivano da una vecchia Yashica analogica, riesumata pochi mesi fa (con grande piacere) da uno scatolone in soffitta.

Holocaust-Mahnmal Berlin

ragazzi che passeggiano su sentiero di montagna

Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?
Qualsiasi cosa crei una composizione a mio avviso equilibrata semplicemente trovandosi nel posto giusto al momento giusto. Ed io con lei.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.
La pelle pallida in contrasto con le lentiggini scoppiate sotto il primo sole, i Magazine dalle pagine ruvide ben rilegate, i Brand scandinavi dai nomi impronunciabili.

Ragazzo affacciato in terrazza di montagna

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?
Sofia, una ragazza a me molto cara, scrisse per la sua rubrica “Wannabe” di Gushmag.it che nelle mie immagini riesce a cogliere “spazi in differita, aspetti romantici di un’armoniosa musicalità e la ricerca continua di una perfezione”. Non avrei saputo trovar parole più belle.

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia?
Mi piacerebbe avvicinarmi alla sfera dei ritratti, invidio enormemente chi è in grado di immortalare la personalità dei soggetti all’interno di un singolo scatto. Preferisco per il momento vivere la fotografia dietro le quinte, in punta di piedi.

Pescatori su molo

Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande in ambito professionale? 
Imparare, sperimentare, condividere e soprattutto viaggiare. Per me, non c’è niente di più stimolante che camminare appena fuori il mondo da me conosciuto.

Ragazzo che lavora in garage

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?
Arcade Fire – In the Backseat (da godersi rigorosamente a luci spente ed occhi chiusi).

Ringrazio Giulia per averci dedicato un pò del suo tempo…

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Claire Burelli | Intervista

Per l’intervista di oggi siamo arrivato fino in Canada, più precisamente a Montreal in Quebec.

Vi voglio presentare Claire Burelli, originaria della Francia, che in questa chiacchierata ci ha raccontato come è nato il suo rapporto con la fotografia e le arti visive in generale e dell’influenza che la “Glitch Art” ha avuto, ed ha tutt’ora, sul suo lavoro.

La Glitch Art è è un fenomeno artistico ormai ben diffuso nel mondo del design. Cresciuta con l’avvento del digitale, essa è basata sull’estetica degli errori. Si tratta di una ricerca dell’errore digitale, come  un desiderio di trovare un senso ad un errore e di crearne qualcosa di unico. Nel campo visivo gli errori causati da impallamenti e malfunzionamenti di software vengono trattati per diventare immagini.

Ma per capire meglio di cosa stiamo parlando leggete quello che Claire ci ha raccontato e visitate il suo sito qui:  www.claireburelli.com.

Presentati:

Ciao,
mi chiamo Claire e ho quasi 35 anni. Sono originaria della Francia, dove ho vissuto per un lungo periodo (la maggior parte del tempo in Corsica). Mi sono trasferita  a Montreal 10 anni fa, Quebec. Sono per lo più una mamma a tempo pieno, ma anche una studentessa part-time di graphic design e cerco di approfondire il mio modo di praticare l’arte visiva in generale.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Credo di aver iniziato a scattare fotografie quando era una ragazzina. Mio nonno mi regalò una Polaroid quando avevo circa 8 anni, se ricordo bene. La usai per partecipare al workshop “disegnando sulla diapositiva” quando ero a scuola. Fu molto divertente. Disegnai dinosauri su quei vetrini per poi far finta che fosse una fotografia reale!

Sono stata principalmente autodidatta fino a quando nel 2007 non ho intrapreso il corso di laurea in progettazione grafica, dove a un certo punto ho dovuto frequentare anche un corso di fotografia.
Il prossimo passo, nel 2015, potrebbe essere la realizzazione di un libro, in collaborazione con un professore che ammiro molto. Sono veramente impaziente di lavorare a questo progetto!

Senza pensarci troppo, dicci tre cose che ti piacciono.

Mi piace ridere fino alle lacrime con il mio compagno, mio figlio o miei amici.
Mi piace essere sorpresa.
Mi piacciono le persone gentili.

Come descriveresti il tuo modo di fare fotografie, il tuo stile?

Penso che non sia tanto il modo in cui scatto fotografie, ma più il cosa io cerchi di realizzare con queste.
Sono un collezionista. Amo il mio archivio di famiglia così come amo passare in rassegna il mio hard disk, raccogliere alcune immagini più o meno casuali per poi modificarle fino a far emergere qualcosa di interessante.
Sono molto influenzata dal movimento Glitch Art, e tutto ciò che è generato dal computer. Trovo affascinante il modo in cui noi noi esseri umani riusciamo ad interagire con le macchine.
Come ho detto prima, mi piace essere sorpresa, quindi i generatori di programmi o algoritmi sono l’ideale per i miei esperimenti.
Non posso davvero dire di avere un mio “stile”, sto ancora imparando a capire la mia tecnica. Forse il tempo ci dirà se rimarrò vicina alla Glitch Art o se mi avvicinerò più al collage.

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Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti fotografici e di raccontarci brevemente il processo creativo per la sua realizzazione?

Parlerò di questo progetto chiamato “Concezione” .
Per questa serie ho cercato di capire se ci fosse un modello, uno schema, nel modo in cui noi percepiamo lo spazio. Soprattutto nel guardare ad un paesaggio naturale o architettonico e se questo modello è stato modificato .
Dopo una serie di esperimenti ho capito che l’astrazione è avvenuta molto più velocemente e facilmente con il paesaggio. O forse era il codice usato che si prestava meglio? Potrebbe esserci un “Codice del paesaggio” ed un “codice architettonico” ?
Così ho cambiato l’algoritmo per vedere se la differenza era abbastanza eloquente per associare un algoritmo al paesaggio o all’architettura. L’esperienza non è stata molto soddisfacente e continuo ad avere più facilità con i  paesaggi astratti ma con meno elementi architettonici.

Successivamente ho guardato più in particolare al codice che ha permesso queste trasformazioni . E’ piuttosto semplice . Pixel allungati e blocchi di immagine dislocati. Tutto a caso (che è caratteristica delle immagini generate).
Dopo i miei esperimenti, cercando di ingannare il codice per ottenere la stessa bellezza dell’astrattezza nel paesaggio architettonico, sono giunta alla conclusione che questa parità non fosse rilevante .
La nostra percezione di un paesaggio è radicalmente diverso da quello dell’architettura.
Le leggi della fisica sono profondamente radicate nel nostro inconscio e il nostro cervello sarà sempre portato a “ricostruire ” ciò che non è. Il margine di interpretazione è molto diminuito.

Con un paesaggio però questa “costruzione” della mente è meno pronunciata (anche se deve esistere) e si abbandona più a lungo verso una percezione astratta di ciò che “vediamo” .

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Qual è ad oggi il tuo più grande desiderio in ambito professionale?

Mi piacerebbe collaborare con altri artisti. Inoltre ho avuto recentemente questa idea di una rivista, appena qualche giorno fa, e mi piacerebbe riuscire a realizzarla sul serio! 🙂

Claire Burelli

Ci suggeriresti una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Bonobo / Nightlite

English

Let’s Introduce yourself:

Hello,
My name is Claire. I am almost 35 years old. I come from France where I lived for a long time (Most of the time in Corsica). I moved 10 years ago to Montreal, Québec. I am mostly a stay at home mom. I am also a part time graphic design student and on my way to deepen my visual art practice.

Photography in your life: how and why?

I think I started to take pictures when I was a kid. My grandfather offered me a polaroid when I was around 8 if I remember well. I used to lead “drawing on slide” workshop when I was at school as well. That was fun. I draw dinosaurs on those slides and then pretended it was a real photograph!
Then, I was mostly self-taught until I entered the graphic design bachelor in 2007 where at some point I had to take photography courses.The next one, in 2015, will be about making books – with a professor I love-. I am very much looking forward to it!

Tell us three things you like without think too much of.

I like laughing to tears with my partner, my son or my friends.
I like being surprised.
I like kind people.

How would you describe your own way to take pictures, your style?

I think it is not much about how I take picture but much more about what I do with them.
I am a collector. I love my family archive as well as going through my hard drive and pick up some random -or not so random- images and then edit them until something interesting emerge.
I am very much influenced by the glitch art movement, and everything that is computer generated. I find it fascinating -the way we as human can interact with machines-.
As I said before, I like being surprised, so generative programs or algorithms are great for me to use in my experiments.
I can not really say that I have “a style” as I am still learning how to understand my practice. Maybe time will tell if I stick to this “glitch-alike” or “collage” aesthetics.

Would you like to choose one of your photo projects and tell us briefly what was the creative process for its creation?

I will talk about this project called “Conception”.
For this series I tried to understand whether there was a pattern in the way we perceive space. And especially if you looked at a landscape or an architecture, if this pattern was changed.
After a number of experiments I realized that abstraction happened much more quickly and easily with a landscape. Or maybe it was the code used that lent itself better? Could there be a “landscape code ” and “code architecture”?
So I then changed algorithm to see if the difference was quite eloquent in order to associate an algorithm to a landscape or architecture. The experience was not very successful and I always had a facility with abstract landscapes but with less architectures.
I then looked more specifically the code that allowed these transformations. It’s pretty simple . Pixels stretched and displaced picture’s blocks. Everything randomly (which is characteristic of generative images) .
After my experiments -wanting to fool the code to achieve the same beauty of abstraction in landscape architecture – I went to the evidence that this equality was not relevant.
Our perception of a landscape is radically different from that of architecture.
The laws of physics are deeply rooted in our unconscious and our brain will always be the year to “reconstruct” what is not. The room for interpretation is quite diminished.
With a landscape however this “construction” of the mind is less pronounced (although it must exist) and longer indulges towards an abstract perception of what we “see”.

What is currently your biggest desire in a professional environment?

I would love doing collaboration with other artists. Also I had this idea of a magazine recently -just a few days ago- that would be great if I could make it happen for real 🙂

As final step, would you like to suggest us a song ?
Bonobo / Nightlite.

http://claireburelli.com/

Ringrazio Claire per averci raccontato qualcosa di sè e del suo rapporto con la fotografia.

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Francesco Margaroli | Intervista

Dopo l’ultima intervista relativa al mondo dell’illustrazione, oggi torniamo ad occuparci di fotografia e per farlo vi presentiamo Francesco Margaroli.

La fotografia è entrata nella sua vita recentemente e proprio per questo Francesco ci ha raccontato di una sua ricerca continua, del suo utilizzo della fotografia come mezzo per capire e capirsi.

Potete trovare i lavori di Francesco sul suo Portfolio, su Tumblr Margazine o infine seguendo la sua Pagina Facebook.

Ma prima ecco quello che ci ha raccontato.

Partiamo dalle presentazioni…

Sono Francesco Margaroli, ho 31 anni e sono di Genova. Cerco di fare, tra le altre cose, fotografia.

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Nessuna storia romantica, nessuna vecchia macchina fotografica del nonno ritrovata in cantina, non ho cominciato a 12 anni, anche se qualche usa e getta della kodak è passata tra le mie mani. È una relazione piuttosto recente, 5 anni o poco meno.

Un amico (Francesco, stesso nome, stesso quartiere, che ora fa il fotografo a Melbourne) che contribuisce a portarti sulla cattiva strada, io che compro una 400d usata incontrandomi in un centro commerciale di Milano con un filippino di 18 anni (storia vera) e da quel momento spettacolari evoluzioni, a volte a ritroso. Quasi esclusivamente autodidatta, anche se certi corsi sono serviti soprattutto per le persone che ho incontrato: Alessio ha segnato una rotta che seguo tuttora, pronunciando semplici parole come “Proviamo a mettere un rullino in quella Canon 500 di tuo padre”.

Francesco Margaroli

Francesco Margaroli10

Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?

In un’epoca di bombardamento fotografico, mi ritrovo pigro. Nel senso che nel mio taccuino scalcinato son scritte dozzine di idee e progetti, ma è come se aspettassi che tutto sia allineato per scattare e trovare il modo di interpretare la realtà. Poi come al solito mi contraddico, comincio a scattare e i dubbi e le ansie si dissolvono.

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Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Il teatro (farlo); l’attesa di cosa può uscire da un negativo, per poi guardarlo controluce; la fisicità.

Francesco Margaroli3

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Fotograficamente sono giovane, quindi potrei dire che esiste una ricerca continua (e conoscendomi un poco, potrebbe non essere mai definitiva). Cerco di coniugare una certa estetica, perchè l’occhio vuole essere riempito, a un’interpretazione, un messaggio. La fotografia mi aiuta a capire e aiuta a capirmi.

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Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia?

Penso di non potermi permettere talebanismi. Quindi cerco di essere aperto alle varie contaminazioni. È chiaro che traggo ispirazione da un’infinita varietà di fotografia, ma quello che rende più dinamico e ricco il lavoro è la contaminazione con altri ambiti : teatro, perfomance, illustrazione, letteratura.

In questo momento in cui la fruizione di una fotografia avviene quasi esclusivamente attraverso uno schermo, la sperimentazione può avvenire focalizzandosi sul processo che porta alla fotografia vera e propria. Ho collaborato con un collettivo nella costruzione di Olaf, una macchina fotografica gigante in cui si può entrare dentro, e contribuito a creare percorsi tra discipline apparentemente distanti, come la fotografia e la matematica. Mi piace pensare a come la fotografia possa ancora stupire. E l’analogico contribuisce moltissimo a questo stupore.

Francesco Margaroli9

Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Viverci.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Questa è la domanda più difficile di tutte. Ma visto che l’intervista ha reso questa giornata piacevole, direi…

Ringrazio Francesco per averci raccontato qualcosa di sè.

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Daniele Cascone | Intervista

Siamo arrivati a ben 70 interviste su Gianna Magazine e se ve ne siete persi qualcuna potete recuperare visitando questa pagina!

Oggi vi voglio un fotografo che realizza dei lavori davvero interessanti. Daniele Cascone, di Ragusa, ci racconta qualcosa di sè in questa intervista.

www.danielecascone.com     |      Daniele Cascone Facebook

Presentati:

Mi chiamo Daniele Cascone, ho trentasei anni e sono di Ragusa. Ho iniziato lavorando nel campo del graphic publishing, per poi specializzarmi nel web design. Parallelamente, ho sempre investito molte energie nella mia attività artistica.

La fotografia nella tua vita: come e perchè? 

La fotografia è arrivata tardi: le mie origini appartengono all’arte digitale, con la quale ho posto le basi per sviluppare un linguaggio personale. Dopo qualche anno ho sentito l’esigenza di cambiare direzione, tematiche e stile. In questa fase di passaggio, che non è stata immediata, mi ero già avvicinato timidamente alla fotografia; ho deciso quindi di approfondire l’argomento per evolvere la mia ricerca.

donna incinta

Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare? 

Non riesco mai a definire con esattezza cosa mi spinge. Avverto solo una precisa esigenza dalla quale non posso svincolarmi, che mi obbliga a esprimermi tramite le immagini. Questo a prescindere dal mezzo impiegato, nonostante ritengo la fotografia molto affine al mio modo di operare.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Viaggiare, fare attività all’aria aperta, leggere.

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Qualcosa che fa largo uso di un immaginario simbolico e che vuole essere interpretato da chi lo osserva.

foto donna mezzo busto foto donne per mano

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia? 

Ci sono alcune foto che vorrei realizzare con tecniche diverse da quelle da me abitualmente impiegate, ma si tratta di piccoli esperimenti su cui non mi sono concentrato come si deve.

Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Quello di semplificare il più possibile, riuscendo però a non banalizzare il discorso. Questo vale non solo per la fotografia, ma anche per ogni altro aspetto della vita.

donna che pensa

fotografia donna sedia a dondolo

fotografia donna inginocchiata a terra

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Ringrazio Daniele per averci dedicato un pò del suo tempo!

Link:

www.danielecascone.com

Daniele Cascone Facebook

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Claudia Corrent | Intervista

Nella nuova intervista fotografica di oggi vi voglio presentare Claudia Corrent. 

Educattrice, insegnante e fotografa freelance di Bolzano. Il suo stile fotografico, ci ha raccontato, è pulito ed ordinato, ma molto condizionato dal suo stato d’animo.

Qui di seguito trovate la sua intervista ed una selezione dei suoi lavori, ma visitanto il suo sito www.claudiacorrent.carbonmade.com o il suo album flickr potrete trovarne molti altri.

Presentati:

Mi chiamo Claudia, ho 33 ani vivo a Bolzano-Bozen  ridente cittadina (!!!) in mezzo alle montagne. Al momento faccio l’educatore/l’insegnante/la fotografa freelance e mi sono appena iscritta alla laurea magistrale in filosofia. Vivo da alcuni anni con Luca un riccioluto, dolce cavernicolo amante dei viaggi e tre felini obesi con evidenti problemi di sovrappeso.

Claudia Corrent- L'invenzione del mare2.png

Claudia Corrent- L'invenzione del mare

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Da ragazzina facevo editing… anche se non sapevo di farlo, riordinavo gli album di famiglia sistemando e scegliendo le immagini. Poi durante l’adolescenza mio padre mi ha regalato una macchina fotografica e ho iniziato a fotografare. Poi verso i 25 anni ho imparato a sviluppare in camera oscura grazie a un fotoclub della città.

Non ho fatto scuole, tranne un corso di fotografia visuale con Francesco Jodice alcuni anni fa che mi ha dato una marea di nuovi spunti. Poi ero talmente piena di idee che non ho più fotografato per un anno…non ci riuscivo, le foto che facevo erano  tutte banali.

È da lì che ho iniziato a pensare alla fotografia come mezzo per raccontare qualcosa. Sono praticamente autodidatta anche se l’anno scorso ho frequentato due corsi di Parallelo zero, l’agenzia fotografica di Milano.

Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?

Di solito uso la macchina per due motivi: uno per  capire ed entrare di  più nelle cose. Fare foto mi dà un pretesto per raccontare quello che al momento non capisco, per approfondire. Dall’altra è proprio un piacere, mi permette di rilassarmi, di perdermi a guardare.

Claudia Corrent5

Claudia Corrent

Claudia Corrent4

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Il mare, Sputo ( il mio gatto rosso) e il mare di nuovo

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Non so se ho uno stile, va a momenti, dipende da cosa voglio raccontare. Ultimamente sono attratta da immagini pulite, ordinate. Sto fotografando tanto la natura. Altre volte invece mi oriento verso uno stile più intimista. Quindi mi sento un po’ naif, uso lo stile a seconda di come sto.

Claudia Corrent - Muse

Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti e di raccontarci come è nata l’idea e qual è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione? Scegli pure tu quale…

Ti racconto l’ultimo progetto che è ancora in progress, lo sto realizzando proprio adesso. Si dovrebbe intitolare “L’amore degli altri”. In pratica sto chiedendo a una serie di coppie, dai 12 ani ai 90 di  raccontare la loro storia facendogli  4-5 domande.  Le fotografie, in stile documentario, andranno a creare una specie di atlante.

L’interesse per questo progetto nasce dalla voglia di capire che cos’è che  fa stare insieme due persone, analizzare quindi la complessità della relazione di coppia. Quello che emerge, al momento  è che ogni relazione non è né facile, né scontata.  La grande complicità che si crea tra due persone è una sorta di alchimia, un  equilibrio quasi magico. Il progetto nasce come tentativo di  dare delle risposte ad alcune mie domande. È  lavorare sul piccolo, cercando di raccontare piccole storie.

vai al progetto “L’amore degli altri”

Claudia Corrent 6

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Andare in giro per il mondo, raccogliere immagini e abbandonare un po’ queste montagne!

Claudia Corrent2

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Io la sto ascoltando ossessivamente in questi giorni…


Ringrazio Claudia per averci raccontato qualcosa di sè.

Link

www.claudiacorrent.carbonmade.com

flickr

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Miqui Brightside | Intervista

Nella nuova intervista di oggi vi presento un giovane fotografo spagnolo: Miqui Brightside.

Qui di seguito potete leggere quello che Miqui ci ha raccontato insieme ad una piccola selezione dei suoi lavori, ma se volete saperne di più potete curiosare nelle sue pagine qui:

Sito  – Facebook – Twitter  – Flickr 

 

Let’s Introduce yourself:
I’m Miqui Brightside, spanish photographer based in Madrid. 21 years old and currently studying advertising while I work as photographer.

 

Presentati:
Sono Miqui Brightside, fotografo spagnolo di Madrid. Ho 21 anni e attualmente studio pubblicità mentre lavoro come fotografo.

fotografia Miqui Brightside

Photography  in your life: how and why?
I began to take photos five years ago. I won my first camera with newspaper coupons and that was the beginning. As a lot of things in this life, it began as an accident, self-taught, but right now it’s one of the most important things that I do day after day.

 

La fotografia nella tua vita: come e perchè?
Ho iniziato a scattare fotografie 5 anni fa. Vinsi la mia prima macchina fotografica con un coupon di un giornale e quello fu l’inizio. Come molte cose nella mia vita, è iniziata casualmente, da sola, ma ora è sicuramente una delle cose più importanti che faccio ogni giorno.

 

Tell us three things you like without think too much of.
Without think too much of? Let’s go then: Twin Peaks, double cheese hamburgers and the gasoline smell.

 

Dicci tre cose che ti piacciono senza pensarci troppo.
Senza pensarci troppo? Allora: Twin Peaks, un doppio cheesburger e l’odore della benzina.
fotografia Miqui Brightside
How would you describe your own way to take pictures, your style?
What I try to show in my photographs, the style I follow, is the idea of create a mood. I want to make feel in someone a feeling without knowing why they are feeling that, without having a clear idea why they feel that. Say something more with the things that you don’t see than with the things you see.

 

Come descriveresti il tuo modo di fare fotografie, il tuo stile?
Quello che cerco di mostrare nelle mie fotografie, lo stile che inseguo, è l’idea di creare uno stato d’animo. Voglio che qualcuno provi delle sensazioni senza sapere esattamente il perchè, senza avere un’idea chiara del perchè si sentano così. Comunicare qualcosa attraverso le cose che non si vedono piuttosto che con quelle che tutti riescono a vedere.
fotografia Miqui Brightside
fotografia Miqui Brightside
Would you like to choose one of your photo projects and tell us briefly what was the creative process
for its creation?
“Book Of Maps” is probably one of my favorite photoshoots. I did it two years ago but it still has a lot of important meanings for me. What I tried to do here is to close the film photography to the digital photography at the same time that I was trying to close the water to the ground. All of that with a same feeling in each photography.

 

Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti fotografici e di raccontarci brevemente qual è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione?
“Book of Maps” è probabilmente uno dei mie servizi fotografici preferiti. L’ho realizzato due anni fa, ma ha ancora un significato molto importante per me. Quello che ho cercato di fare è stato avvicinare la fotografia analogica a quella digitale e allo stesso tempo l’acqua alla terra. Tutto questo con la stessa sensazione in ogni fotografia.
fotografia Miqui Brightside
fotografia Miqui Brightside
What is currently your biggest desire in a professional environment?
Ouch, lot of things! I’ve reached some goals that I saw impossible some months ago. Right now what I dream is to be someone who lives in this. Work for international customers and improve while I try to fully dedicate myself to photography.

 

Qual è attualmente il tuo più grande desiderio in ambito professionale?
Ouch, un sacco di cose! Ho raggiunto alcuni obiettivi che ritenevo impossibili fino a qualche mese fa. In questo momento quello che sogno è di riuscire a vivere attraverso la fotografia. Lavorare per clienti internazionali  mentre posso dedicarmi completamente alla fotografia.
fotografia Miqui Brightside

 

As final step, would you like to suggest us a song ?
“A New Error”, Moderat. Yep, a new error.

 

Prima di salutarci, ci suggeriresti una canzone da ascoltare?
“A New Error”, Moderat. Sìsì un nuovo errore.

 

Grazie a Miqui per averci raccontato qualcosa di sè.Potete seguire Miqui qui:

 

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Hana Haley | Intervista

Oggi vi presento una giovanissima fotografa che vive molto lontano da qui.

Lei si chiama Hana Haley e attualmente vive a San Francisco. Le sue fotografie sono ricche di colori e atmosfere un pò retrò.

Qui di seguito potete leggere quello che Hana ci ha raccontato di sè insieme ad alcuni dei suoi scatti, ma se volete curiosare ancora di più potete visitare il suo sito.

Ecco quello che ci ha raccontato….

Today I present to you a young photographer who lives far away from here.

Her name is Hana Haley and currently lives in San Francisco. Her photographs are full of colors and the atmosphere are so vintage.

Below you can read what Hana told us of herself along with some of her shots, but if you want to browse even more you can visit her website.

Here’s what she told us ….

Hana Haley

Let’s Introduce yourself: 

My name is Hana Haley. I was born in june 1990, making me 23 years old. I was born in Portland, Oregon and currently live in a big blue house in San Francisco, California. I am a professionally trained actor working on screenplays and filmmaking.

Presentati:

Il mio nome è Hana Haley. Sono nata nel giugno del 1990, ho 23 anni. Sono nata a Portland, in Oregon, e attualmente vivo in una grande casa blu a San Francisco, in California. Sono un’attrice professionista e lavoro su sceneggiature e cinema.

Photography  in your life: how and why?

I got started in photography when i was 18 and rather lonely. It was a way for me to convey my flirty daydreams while i skipped class and eventually dropped out (i was a german major). I did not attend school for photography. I have taught myself with endless practice.

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Ho iniziato con la fotografia quando avevo 18 anni in maniera autonoma. E’ stato un modo per me di trasmettere i miei sogni ad occhi aperti mentre saltavo le lezioni e alla fine abbandonai. Non ho frequentato una scuola di fotografia, ma ho imparato autonomamente attraverso una pratica senza fine.

Hana Haley

 Tell us three things you like without think too much of. 

I really enjoy vintage forest creature figurines, saving all my money for plane tickets to new places, and writing letters to my old pen pals.

Dicci tre cose che ti piacciono, senza pensarci troppo.

Mi piacciono molto le statuette vintage delle creature della foresta, risparmiare tutti i miei soldi per  biglietti aerei per visitare posti nuovi e scrivere lettere ai miei vecchi amici di penna.

Hana Haley

 How would you describe your own way to take pictures, your style?

My photographic style is vivid, pensive, and mysterious. I think dark colors are boring, I like vivacious energy in my pictures (and this always comes from color). I also think digital photos are boring because they give away too much information about when a photo was taken — I like my pictures to have no dates and no answers.

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Il mio stile fotografico è vivido, pensieroso e misterioso. Credo che i colori scuri siano noiosi, mi piace l’energia vivace nelle mie foto (e questo viene sempre dai colore). Penso anche che le foto digitali siano noiose perché danno troppe informazioni su quando una foto è stata scattata – mi piace che le mie foto non abbiano data e nessuna risposta.

Hana Haley

Hana Haley

Would you like to choose one of your photo projects and tell us briefly what was the creative process for its creation? 

My most recent commercial editorial for Kee boutique was something I am abnormally happy about because I styled it personally. I had a month with the dresses before actually shooting, in that time I wandered around my neighborhood and collected inspiration from the colors of the homes. We shot right before the sun went down and the light was warm yet cloudy. I shot the doubled exposure image with my baby camera, Canon AE-1.

Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti fotografici e raccontarci quale è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione?

Il mio ultimo lavoro per Kee boutique è stato un qualcosa di cui io sono molto contenta perchè l’ho ideato personalmente. Ho avuto un mese con gli abiti prima di iniziare a scattare e in quel periodo ho vagato per il mio quartiere e raccolto ispirazione dai colori delle case. Abbiamo scattato prima che il sole tramontasse, quando la luce era calda ma nuvolosa. Ho realizzato gli scatti con la mia piccola, la Canon AE-1.

Hana Haley

 Are you working on some project right now or are you keeping  in mind something for the future?

Right now I am really thinking about reinventing my style. I am traveling to Los Angeles this month to do 3 photoshoots, I am hoping to create images that look very separate from my current pictures. I think they are beautiful, but I want a challenge. I really want my photos to mature this year.

Stai lavorando a qualche progetto in particolare o hai in mente qualcosa per il futuro?

In questo momento sto davvero pensando di reinventare il mio stile. Sono in viaggio a Los Angeles questo mese per fare 3 servizi fotografici, spero di creare immagini che sembrino molto lontane dalle mie foto attuali. Penso che siano belle, ma ho voglia di una nuova sfida. Voglio davvero le mie foto crescano quest’anno.

Hana Haley

 What is currently your biggest desire in a professional environment?

Professionally, i would love to shoot for my favorite brands like Orla Kiely as i am truly in love with commercial shooting and capturing the essence of clothing. Personally i hope to just never get sick of it, i hope to keep shooting even when my eyes go bad.

Qual è attualmente il tuo più grande desiderio in ambito professionale?

Professionalmente, mi piacerebbe scattare per i miei marchi preferiti come Orla Kiely dato che io sono veramente innamorata della ripresa commerciale e di catturare l’essenza dell’abbigliamento. Personalmente spero di non stancarmi mai di tutto ciò, vorrei continuare a scattare anche quando i miei occhi caleranno.

As final step, would you like to suggest us a song ?

My lucky charm by the postmarks (the sort of music i use to edit photos).
Ci suggeriresti una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?
My lucky charm dei Postmarks (il genere di musica che uso mentre modifico le foto).

Grazie ad Hana Haley per averci dedicato un pò del suo tempo!
Seguitela qui:
hanahaley.com – Portfolio
flickr.com/honeyuck – Her work from 2009 – now
facebook.com/honeyuck – Where she post the most often updates
hanahaley.tumblr.com – Her personal blog
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IOSONOPIPO (Giuseppe Palmisano) | Intervista

Oggi ci spostiamo nella bellissima Puglia, a Lecce per l’esattezza.

Il protagonista di questa intervista è Giuseppe Palmisano, anche noto come IOSONOPIPO.

Se dovessi riassumere in tre parole il suo stile fotografico queste sarebbero: delicato, intimo e sensuale. 

Scatti realizzati in punta di piedi, cogliendo l’essenza del momento senza risultare invadente, attraverso delle inquadrature dal taglio anche un pò cinematografico se vogliamo.

Potete seguire il lavoro di Giuseppe sulla sua pagina IOSONOPIPO, tramite il suo profilo Flickr o anche su Tumblr e vi consiglio vivamente di farlo perchè ne vale la pena!

Prima però leggete cosa ci ha raccontato…

Presentati: 

Sono Giuseppe, o Pipo. Ma dal “chi sei?” deriva proprio il mio nome: iosonopipo, ho 23 anni ed ho un letto a Lecce, nella vita cerco di avere un posto letto ovunque io vada.

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Dovevo Trasferirmi a Roma e comprai una reflex, non avevo ancora mai fatto una foto in vita mia, forse, dentro di me, pensai che i miei occhi non sarebbero bastati per accogliere tutta quella bellezza anche se poi, mi son ricreduto, tutto quello che di meglio ho scattato l’ho fatto con i miei occhi soltanto.

Sono autodidatta, o comunque ho rubato nozioni ovunque, ho pigiato i tasti da solo, ho sbagliato ed imparato. Ho ancora molte lacune e mi piacerebbe studiare da qualche maestro un giorno.

Per ultimo non so scrivere, mi sento un analfabeta, sbaglio tutto e quindi devo necessariamente comunicare con altro.

Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?

Non esiste una spinta secondo me, non esiste nemmeno l’ispirazione, esistono momenti in cui dobbiamo svuotarci ed altri per riempirci. Ci sono mesi e mesi in cui non fotografo e sono i mesi in cui leggo, viaggio, guardo e ascolto  e prontamente dopo arriva il periodo in cui sono un fiume in piena di parole e vita.

Cosi è successo che dopo 19 anni in cui non avevo mai toccato una macchina fotografica ne sono seguiti  due o tre per raccontare quello che avevo vissuto. Finito questo periodo ho iniziato a scattare diversamente, adesso ho un altro stile e racconto cose nuove che non ho ancora mai visto, le creo.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

– Cucinare/Mangiare

– trovarmi in posti sconosciuti con gente appena conosciuta e non sapere dove andare, che fare, dove dormire.

– fumare una  sigaretta sul balcone di notte con qualsiasi condizione atmosferica.

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Improvvisazione a cuore aperto.

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia? (diversi soggetti o ambientazioni, macchine fotografiche differenti da quelle che attualmente utilizzi,  manipolazioni, ecc…).

Spesso disegno sulle foto, mi piace creare dei contrasti, ho in mente dei nudi molto crudi con su dei disegni innocenti. Poi vengo dal Teatro e mi piacerebbe molto utilizzare i corpi per comunicare sugli stati d’animo, qualcosa che tocchi altri sensi, che non si riduca all’allietare l’occhio.

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Mi piacerebbe molto viaggiare con quello che faccio, adesso lo faccio con per la musica ed i video, ma lo faccio per altri. Con la fotografia lo farei solo per me, in primis.

©Giuseppe Palmisano

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

L’ultima fissa che ho avuto…

Grazie mille a Giuseppe per averci dedicato un pò del suo tempo!

LINK:

IOSONOPIPO – Flickr – Tumblr

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Gianluca La Bruna | Intervista

Ci spostiamo in Toscana, a Livorno, per mostrarvi i lavori di un giovane fotografo avvicinatosi da poco alla fotografia, ma con un occhio già molto attento a notare e  a catturare quel momento giusto con quell’inquadratura particolare. Il suo nome è Gianluca La Bruna.

Visitando qui il suo portfolio troverete progetti fotografici che denotano una sua particolare predisposizione al reportage (Afghanistan, Senegal, ecc.), come anche una certa sensibilità per tematiche sociali.

Non mancano poi anche scatti più personali e di vita quotidiana, insomma: ce n’è per tutti i gusti! Vi invito quindi a scoprire il lavoro si Gianluca sia nel sito personale che su Tumblr.

Prima però leggete quello che ci ha raccontato….

Presentati

Ciao! Mi chiamo Gianluca La Bruna ho 27 anni e vivo di base a Livorno, anche se per quanto possibile cerco di muovermi e viaggiare. Lavoro come fotografo freelance e come operatore sociale presso l’associazione Arci di Livorno. In più, ogni tanto aiuto mio padre nella sua cantina di vini.

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

La fotografia si può dire che è caduta dal cielo per caso, aiutando un amico a montare una camera oscura. Da lì la curiosità, la scoperta di una macchina fotografica di mio padre circa 3 anni e mezzo fa e poi libri, letture, prove su pellicola, uno stage improvvisato come fotografo di scena quando ancora di fotografia ne sapevo ben poco (non che ora ne sappia granché s’intende); ho sempre più o meno studiato e sperimentato da autodidatta anche se ultimamente mi sto rendendo conto che confrontarsi e condividere  esperienze con chi ne se più di te, ma soprattutto con chi come te non sa bene dove orientarsi,  ti arricchisce più di ogni altra cosa.

E a proposito ultimamente ho frequentato uno workshop con Darcy Padilla dove oltre ad aver conosciuto una persona e fotografa straordinaria ho fatto amicizia con persone splendide.

Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?

Nella sostanza quando sto bene e mi sento vivo. Ovvio, il lavoro è lavoro, ma parlo di quei momenti quando fai foto solo per te, per i tuoi progetti e per le tue idee dove le regole di mercato valgono poco e vivi a pieno quello che stai fotografando. Per questo cerco il più possibile di sviluppare progetti a cui mi appassiono particolarmente.

E’ un lavoro molto difficile e lungo ma è quello che, indipendentemente dalla ‘riuscita’, porta più soddisfazione e piacere.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

I miei amici, l’odore della mia città quando rientro da un viaggio, gli eccessi.

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Rispondo un po’ da paraculo (se mi è passato il termine) e dico che non ho uno stile mio; abituato l’occhio alle foto dei grandi, che guardo e riguardo quasi quotidianamente, non so che stile ho e men che mai quanto mi avvicini ad averne uno mio. Solo una volta una persona che conosco mi ha detto che quando vede una mia foto riconosce che ‘è mia’, beh forse è proprio quello il mio stile.

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia?

In realtà sperimento continuamente, ma perché mi annoio molto facilmente e provo autoritratti, lunghe esposizioni, scatto molto a pellicola, anche se è ormai un po’ di tempo che non sviluppo; ma scadendo nel materiale a poterselo permettere mi prenderei una bella M9 e sarei più che soddisfatto.

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Confesso che mi sono posto questa domanda (molto spesso aggiungerei)  e i punti chiave sono: premi, pubblicazioni importanti, riconoscimenti etc., ed invece ho come la sensazione che abbiano ben poco valore. Certo, sono l’affermazione di una possibile carriera futura e certo nel mio profondo sono ambizioso, ma mi soffermo e sento come mio più grande desiderio il trovare una costanza che mi aiuti a portare a termine i lunghissimi progetti fotografici che ho in mente adesso. Questo mi renderebbe felice.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Bats In The Attic di King Creosote & Jon Hopkins dall’album Diamond Mine e se posso suggerisco di ascoltare l’intero album.

Grazie di questa prima mia intervista

Grazie a Gianluca per averci dedicato un pò del suo tempo!

I link:

http://www.gianlucalabruna.com/

http://gianlucalabruna.tumblr.com/

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Luca Bortolato | Intervista

Luca Bortolato è il nostro ospite di oggi.

Al centro del suo lavoro fotografico troviamo ritratti femminili: scatti dall’atmosfera romantica, momenti intimi e personali raccontati da Luca con estrema eleganza e delicatezza attraverso uno stile fotografico minimalistico ed essenziale, eseguito con estrema precisione e originalità.

Non è stato semplice selezionare per questo articolo solo alcune delle sue fotografie, ognuna di queste meriterebbe di essere mostrata ad un grande pubblico. Ma non disperate, potete comunque trovare i lavori di Luca visitando il suo sito www.lucabortolato.com o nel suo album Flickr.

Ma prima leggete quello che ci ha raccontato…

Presentati: 

Luca Bortolato. 33 anni. Abito a 10 minuti da Venezia ma cerco di migrare il più possibile.

Amo le immagini da quando ho memoria. La fotografia mi si è avvicinata solo di recente qualche anno fa. Pago l’affitto lavorando come grafico.

Ultimamente pedalo molto in bicicletta.

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La fotografia nella tua vita: come e perchè? 

La mia formazione è un continuo viaggio fra i centinaia di stimoli visivi che da sempre mi incuriosiscono. Arrivo da un percorso artistico, grafica poi e in un’altra età design industriale. Le immagini formano, pezzettino per pezzettino, la mia ancora così piccola cultura visiva, mi aiutano a seguire come molliche di pane la mia personale via. Strada che non so davvero, ora, dove mi porterà.

Descrivici il tuo “parco macchine” (fotografiche s’intende!).

Quella che uso sempre? Una piccola automatica a rullino.

Le altre? Spesso solo soprammobili che riempono la libreria. Sono un nostalgico.

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Cos’è che ti spinge, in un determinato momento, a prendere in mano la macchina fotografica e a scattare?

La noia di continuare a parlare solo fra me e me.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

L’oriente, quello ancora miteleuropeo, i libri alla sera, l’odore dell’asfalto che si bagna nelle piogge d’estate.

Come descriveresti il tuo modo di fare foto, il tuo stile?

Cito alcune parole che hanno da poco scritto su di me e sento che mi appartengono molto, ora, in questo momento:

“…Dreamy, fairytale like and gentle, Bortolato designes his images in an almost minimalistic way.

Some seem to tell of a long journey, others wrap the viewer in a moment of silence in which everything else around him fades into the background…”.

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Cattura

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia? 

Ho il lusso di potermi permettere qualsiasi cosa. D’altronde il mio non essere fotografo mi dà la possibilità di avere come unico cliente i miei pensieri.

Qual è, ad oggi, il tuo desiderio più grande in ambito professionale? 

Riuscire a viaggiare di più. Di più di quanto io già non faccia.

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Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Sempre la cito, lei, Lhasa de Sela e la sua “Rising”.

Grazie a Luca per averci raccontato qualcosa di sè…

Link:
www.lucabortolato.com – Flickr

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Celeste Ortiz | Intervista

La fotografa che vi presento oggi si chiama Celeste Ortiz e vive molto lontano da qui.

Il carattere delle sue fotografie è estremamente intimo e, come lei stessa ci ha raccontato, nasce da un suo desiderio di raccontarsi e forse ancor più di riscoprire se stessa attraverso i suoi autoritratti.

Potete trovare tutti i suoi lavori sul suo sito, sulla sua pagina Flickr o seguendola su Facebook.

Ma prima leggete quello che Celeste ci ha raccontato… 

The photographer that I present today is called Celeste Ortiz and she lives very far away from here.
The character of his photographs is extremely intimate and, as she told us, was born from her desire to tell  her stories and perhaps even more to rediscover herself through her self-portraits.

You can find all of her work on her website, on her Flickr page or follow on Facebook.

But before read what Celeste told us …

Presentati

Mi chiamo Celeste Ortiz, ho 20 anni e qualcosa in più. Sono di San Antonio, una piccola città di mare in Chile, dove vivo, ma mi sposto spesso nelle più grandi città nelle vicinanze come Santiago o Valparaiso. Scatto fotografie e realizzo video di concerti live.

Let’s Introduce yourself…

My name is Celeste Ortiz, I’m twenty-some years old. I’m from San Antonio, a little seaside town in Chile, I still live here, but I travel a lot to nearest big cities (Santiago, Valparaiso). I do photography and record live music.

Descrivici il tuo parco macchine…

Canon 500N, Zenit E, Nikon EM.

Describe your gears.

Canon 500N, Zenit E, Nikon EM.

Nel tuo portfolio ho trovato diversi tuoi progetti fotografici: ti andrebbe di sceglierne uno e raccontarci qualcosa a riguardo?

Il mio progetto più importante riguarda una serie di autoritratti, che ho iniziato a realizzare a partire dal 2008, con stili differenti, diverse tecniche, ma sempre con lo stesso voglia di avere qualcosa di mio da mostrare (mi) al mondo.

In your portfolio I found many of your photographic project: would you like to choose one of this and tell us something about it?

My main project is about selfportraiture, I been making these since 2008, with different styles, different techniques, but always with the same desire of having something of my own to show [me] to the world.

Stai lavorando a qualche progetto in particolare attualmente o hai in mente qualcosa per il futuro?

Credo che continuerò con il mio progetto sull’autoritratto anche per molto tempo, finchè la sentirò come una necessità per me. Ho anche altre cose in mente, ma non grandi progetti “per il futuro”, preferisco vivere giorno per giorno.

Are you working on some project right now or are you keeping  in mind something for the future?

I think I’ll keep doing this for a long time, since It’s  like a necessity to me. I got some other things on mind, but no big plans “for the future”, I live day by day.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Fotografia, gatti, concerti.

Tell us three things you like without think too much of.

Photography, cats, music gigs.

Qual è il tuo più grande desiderio, al momento, in un ambito professionale?

Una camera oscura tutta mia.

What’s your greatest desire, at present, in a professional environment?

A darkroom of my own.

Ci suggeriresti una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Sono tre canzoni in realtà, è una mia registrazione…

As final step, would you like to suggest us a song ?

 Are three songs actually, my recording.

 

Thanks to Celeste for the very kind cooperation… Please forgive me any errors in translation!

links: 

Sito – Flickr – Facebook

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Benedetta Falugi | Intervista

Sono davvero contenta di presentarvi la protagonista dell’intervista di oggi.

Lo scorso ottobre ho avuto modo di vedere una sua mostra in esposizione all’interno del Perugia Social Photo Fest ed è stato amore a prima vista.

Lei si chiama Benedetta Falugi e le sue fotografie sono pervase dalla leggerezza delle composizioni ordinate ed equilibrate. Ogni cosa al posto giusto, colori decisi, ma mai troppo.

Come il pittore può dipingere la realtà esattamente come lui la “vede”, così Benedetta realizza delle fotografie che sono dei piccoli dipinti.

Prima di lasciarvi alla lettura di quello che Benedetta ci ha raccontato, vi segnalo i suoi link dove potete scoprire tutti i suoi meravigliosi lavori e dove potete acquistare le sue stampe.

SITO   ♦   FLICKR   ♦    VOGUE   ♦   ARTFINDER (stampe)   ♦   ART&COMMERCE (foto per l’editoria)

Presentati:

sono Benedetta, vivo a Follonica (gr) e faccio la fotografa.

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Ho cominciato quasi per caso, circa 6 anni fa, dovevo fotografare dei mobili da vendere on line e ho comprato la prima macchina fotografica, ho cominciato a portarla con me nelle mie lunghe passeggiate e come dire? Mi si è “aperto un mondo”..da allora ho fatto diversi corsi e workshop, il più importante, per diversi motivi, è stato sicuramente quello all’Istituto Marangoni di Firenze, un workshop di fotogiornalismo con i ragazzi di Terraproject.

Come descriveresti il tuo stile fotografico?

Spesso mi sono sentita dire che ho uno stile molto riconoscibile, forse c’entra anche il fatto che per i miei lavori uso quasi esclusivamente l’analogico, ma non saprei dirti, a me viene tutto molto naturale, quindi lo definirei uno stile spontaneo e istintivo e non ritocco i miei scatti se non molto leggermente.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

Al volo: il mare, leggere, fare l’amore.

Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti fotografici e di raccontarci come è nata l’idea e qual è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione? Scegli pure tu quale…

Posso parlarti di un progetto tutt’ora in corso che ho chiamato “From river to sea”.
Si trova vicino ad una centrale elettrica, lungo un fiume che sfocia in mare ci sono tutte queste casette di legno di pescatori è un posto per me un po’ magico, già lo frequentavo da piccola perché andavo spesso con mio papà (che ora non c’è più) a far correre i cani o a fargli il bagno.

Era uno dei rari momenti in cui stavo da sola con lui quindi me lo ricordo con molto affetto.

Ci sono tornata spesso da qualche anno a questa parte con un mio amico fotografo, ogni volta che volevamo fare qualche scatto insieme finivamo sempre lì, in seguito ho continuato a tornarci da sola, durante le varie stagioni, c’è sempre una luce molto bella, non è mai troppo frequentato e anche d’estate c’è un turismo un po’ sui generis: vedi queste roulotte o camper sotto le torri della centrale…”omini” che si pescano la cena, tutta gente semplice e alla buona, cani che scorrazzano, non so dirti perché mi piace tanto….ma è così.

Ho deciso di fotografare questo posto d’istinto, come quasi tutte le cose che faccio, soprattutto le casette di legno e la centrale, ho scattato a tutte le ore ma poi ho scelto quelle del tramonto, che hanno una luce più bella ed omogenea, più avanti vorrei fotografare anche la gente che abita lì, l’interno delle case se posso, lo spero.

Non puoi fare a meno di scattare una fotografia quando…

c’è quel cielo che mi piace.

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Sinceramente non ho un sogno nel cassetto ora come ora però mi piacerebbe essere ingaggiata per uno shooting di moda, una cosa che non ho mai fatto ma che comincia ad attirarmi….chissà.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Certo! Eccola:

Sigur Ros – Svefn-g-englar

Un ringraziamento speciale a Benedetta per averci raccontato qualcosa di sè…

Per seguirla:

SITO   ♦   FLICKR   ♦    VOGUE   ♦   ARTFINDER (stampe)   ♦   ART&COMMERCE (foto per l’editoria)

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Joana Sorino | Intervista

Joana Sorino è la nostra ospite nell’intervista di oggi.

Davvero giovanissima, ma con un talento evidente ed in continua evoluzione. Le sue fotografie sono ricche di atmosfere magiche, incantate, surreali a volte. Osservando i suoi lavori nel suo album Flickr o nella sua pagina Facebook, si noterà subito una sua marcata predisposizione all’autoritratto, realizzato sempre con un approccio differente, attraverso nuove sperimentazioni e sempre con una grande cura per i particolari.

Joana è senza dubbio un giovane talento in costante crescita e da tenere d’occhio… ecco quello che ci ha raccontato.

Presentati:

Mi chiamo Joana Sorino, ho diciotto anni, frequento il liceo classico e sto per diplomarmi.

©Joana Sorino

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

Ognuno di noi è un frammento di infinito, un riflesso di Universo. La fotografia mi aiuta a esternare ciò che ho dentro, quel poco che riesco a dire di quel circolo continuo e movimentato che è l’essere. La fotografia per me ha valore catartico ed è un modo per esteriorizzare e immortalare l’Io. La fotografia è entrata nella mia vita perché ho sempre cercato un’arte figurativa che potesse rappresentarmi e l’ho conosciuta grazie ad una mia cara amica.

Come descriveresti il tuo stile fotografico?

Attualmente non so descriverlo, perché mi sembra di attraversare periodi di evoluzione e di involuzione. In molti hanno affermato che detengo uno stile personale, ma io non saprei dirlo con certezza.

 

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

L’amore, l’Universo e le questioni umane.

Ti andrebbe di scegliere uno dei tuoi progetti fotografici e di raccontarci come è nata l’idea e qual è stato il processo creativo che ha portato alla sua realizzazione? Scegli pure tu quale…

Il progetto che vi presento è “Scientific Project”. L’idea è nata dal fatto che sono interessata alle scienze e quindi, considerandole una parte fondamentale della mia esistenza,  ho deciso di voler affrontare dilemmi e argomenti attraverso la forza dell’immagine.

Non puoi fare a meno di scattare una fotografia quando…

Quando sono ispirata. Non importa cosa io stia facendo, non appena mi balena un’idea in testa, abbandono tutto e allestisco un rudimentale set fotografico nella mia camerett

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Ci sono tante cose che mi piacerebbe fare nel corso della mia vita. Vorrei andare in Tibet, in Africa, pubblicare un libro, continuare a fotografare, lavorare per Emergency e per Stamina Foundation. Al momento rimangono sogni ad occhi aperti, tuttavia, come si usa dire, volere è potere.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Stay, di Rihanna.

Un ringraziamento a Joana che ci ha dedicato un pò del suo tempo.

Seguite i suoi lavori su:

Flickr – Facebook

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Naomi Vona | Fotografia

L’ospite dell’intervista di oggi si chiama Naomi Vona.

In questa intervista vi mostrerò alcuni dei collage che ha realizzato utilizzando delle vecchie fotografie e cartoline d’epoca. Il risultato, come vedrete, è di forte impatto. Le applicazioni materiali fatte sulle fotografie da Naomi sono sì molto “invasive” e distanti dall’immagine originale, ma allo stesso tempo ne rispettano la natura creando un’armonia di forme e colori.

Di seguito trovate solo una piccola selezione dei collage di Naomi, ma potete trovarne molti altri visitando i suoi link qui:
Blog – Flickr – Saatchi Online.

Ecco quello che ci ha raccontato.

Presentati: 

Mi chiamo Naomi Vona, ho 31 anni, vivo a Dublino, in Irlanda e sono attualmente alla ricerca di un lavoro.

La fotografia nella tua vita: come e perchè?

La fotografia è sempre stata parte integrante dei miei interessi e le mie passioni personali, ha iniziato pian piano ad essere il mio punto di riferimento attorno al 2002-2003, quando ho iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera. Il mio percorso scolastico ha seguito sempre le mie passioni: dal liceo artistico sono passata al triennio di design, fino alla specializzazione in fotografia sempre a Brera.

Senza pensarci troppo: dicci tre cose che ti piacciono.

La pasta, le passeggiate e i colori a tinta unita.

Fotografia, video arte e collage sono i tre settori in cui il tuo lavoro si concentra. Visitando il tuo portfolio sono rimasta molto colpita dai collage che hai realizzato: i colori e le forme che crei utilizzando pennarelli, stickers, carta e quant’altro su foto e cartoline d’epoca hanno un impatto visivo molto forte e interessante. Ti andrebbe di raccontarci un po’ come è nata questa tua passione per i collage e con quale finalità hai iniziato a realizzarli?

Come la fotografia, il collage è una delle cose in cui riesco meglio ad esprimermi, ho maturato l’interesse verso questa forma espressiva sempre negli anni in cui frequentavo l’Accademia. Il mio modo di fare collage si è comunque evoluto e, a differenza della fotografia, l’ho accantonato per diversi anni per poi riprendere a lavorarci su negli ultimi mesi.

All’inizio di quest’anno ho acquistato in stock centinaia di fotografie e cartoline d’epoca su eBay, ed è scattata una scintilla. Mi sono resa conto che mi mancava qualcosa e questa cosa era proprio il “fare”, il collage e la carta, così ho iniziato a lavorare sulle foto che avevo acquistato, e mi sono sentita bene.

Ero attratta dall’idea di poter modellare le immagini attraverso dei tratti, degli interventi e mi sono chiesta cosa potesse celarsi dietro a tutte quelle foto. Ho semplicemente seguito il mio istinto e ho trasformato ogni immagine in una nuova immagine, con un significato e uno scopo del tutto differenti dalle originali. Avevo molto materiale da utilizzare, tra cui stickers e altri ritagli trovati per caso e accumulati nel tempo, dovevo solo dare uno scopo a quell’accumulo, e finalmente l’ho trovato.

Segui i lavori di qualche fotografo in particolare come fonte di ispirazione?

Ultimamente sto seguendo parecchi artisti contemporanei, ma questi sono il mio attuale punto di riferimento e fonte di ispirazione: Erin Case, Julien Pacaud, Lynn Skrodal e Chad Wys.

Cosa ti piacerebbe sperimentare in fotografia?

Negli anni accademici ho avuto modo di sperimentare parecchio, utilizzando macchine fotografiche analogiche di diversi formati, svariate tecniche fotografiche e di manipolazione, ecc. Attualmente utilizzo molto le polaroid, mi è capitato di realizzare collage anche sulle polaroid ma ancora devo capire bene se questa cosa mi piace oppure no.

Qual è, ad oggi,  il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

In questi mesi sono stata, artisticamente parlando, molto produttiva e ispirata, ho avuto modo di fare delle collaborazioni interessanti con diversi artisti e mi sento nel “mood” giusto. La cosa a cui aspiro è sicuramente riuscire a portare avanti le mie passioni e se possibile trasformarle anche in un lavoro.

Ci suggerisci una canzone da ascoltare alla fine di questa intervista?

Ce ne sarebbero tantissime! In questo preciso istante direi di ascoltarvi “Instant Crush” dei Daft Punk.


Grazie mille per questa intervista! 

BlogFlickr – Saatchi Online

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